Le immagini di via Putignano sollevano interrogativi sulla cura delle pavimentazioni dopo gli interventi dell’Acquedotto Pugliese. Un problema che riguarda tutte le strade interessate dal programma di ammodernamento della rete idrica.

Un investimento importante, circa 8,2 milioni di euro oltre 17 chilometri di rete idrica da rinnovare, per rendere più efficiente il servizio dell’Acquedotto Pugliese a Conversano. Un intervento necessario, che interessa numerose strade della città, tra cui la SP 101 (via Putignano), via Verdi e via Papa Giovanni XXIII.
Ma mentre nel sottosuolo si lavora per migliorare le infrastrutture, in superficie resta la domanda che molti cittadini si pongono ogni giorno: che fine fanno le nostre strade dopo gli scavi?
Un giro in via Putignano, nel tratto compreso tra via Giuseppe Verdi e via Papa Giovanni XXIII, offre un esempio concreto di come i ripristini della pavimentazione vengano spesso realizzati in modo discontinuo e approssimativo, lasciando rappezzi, fessurazioni e buche che compromettono il decoro urbano e, soprattutto, la sicurezza della circolazione.
Le fotografie che pubblichiamo documentano lo stato attuale della strada, con trincee riasfaltate in modo irregolare, cavità con materiale granulare esposto, distacchi del conglomerato bituminoso e chiusini circondati da cedimenti.
Situazioni analoghe vengono segnalate anche in altre vie della città interessate dai lavori, con la sensazione che il ripristino stradale non venga considerato una parte essenziale dell’intervento, ma una semplice operazione finale da eseguire nel modo più rapido possibile.
Non basta chiudere lo scavo
Un ripristino stradale eseguito correttamente dovrebbe garantire la continuità della pavimentazione, la stabilità nel tempo e un raccordo uniforme con il manto esistente. Non basta riempire una trincea e stendere dell’asfalto: occorre curare il sottofondo, la compattazione dei materiali e, quando necessario, intervenire su una porzione più ampia della carreggiata.
Le immagini di via Putignano mostrano invece una realtà diversa: una strada frammentata da rappezzi, con superfici di qualità disomogenea, alcune delle quali già deteriorate. È un modo di operare che dà l’impressione di lasciare troppo spazio alla fretta e troppo poco alla cura del risultato finale.
Chi vigila sulla qualità dei ripristini?
Quando si autorizzano lavori che comportano la manomissione di una strada pubblica, dovrebbero essere chiaramente definiti i tempi, le modalità di esecuzione e le condizioni alle quali la pavimentazione deve essere restituita alla collettività.
Chi verifica che queste prescrizioni siano rispettate? Chi controlla la qualità dei ripristini nei mesi successivi? Chi stabilisce se sia sufficiente ripristinare la sola trincea o sia necessario intervenire sull’intera carreggiata?
L’ammodernamento della rete idrica è un’opera utile e va riconosciuta come tale. Ma proprio perché si tratta di un investimento rilevante, è legittimo aspettarsi altrettanta attenzione per le strade. Una città moderna non si misura soltanto da ciò che si realizza nel sottosuolo, ma anche da come vengono restituiti ai cittadini gli spazi pubblici che i cantieri hanno temporaneamente occupato.
Le immagini: sei esempi da via Putignano
- Trincea non adeguatamente ripristinata. In diversi punti il conglomerato bituminoso appare deteriorato, con materiale granulare esposto.
- Rappezzi e avvallamenti. La superficie della carreggiata risulta disomogenea, con interventi successivi di diversa consistenza.
- Ripristino irregolare. Evidente la differenza di quota e di finitura tra la trincea riasfaltata e il manto stradale esistente.
- Chiusini e pozzetti. La pavimentazione intorno ai chiusini appare deteriorata, con distacchi e perdita di materiale.
- Rappezzi lungo la carreggiata. Una successione di interventi che rende la superficie irregolare e potenzialmente pericolosa per ciclisti e motociclisti.
- Buche e distacchi. La pavimentazione presenta cavità e fessurazioni che richiedono interventi di sistemazione.