Ci sono interi settori della pubblica amministrazione di cui si parla sempre molto poco, ma attraverso i quali confluiscono e vengono impegnati flussi di denaro pubblico che sfuggono all’attenzione dei cittadini. Uno di questi settori è, senza ombra di dubbio, il contenzioso. Con il suo ufficio e il suo assessore delegato, anche presso il Comune di Conversano appartiene a quelle zone d’ombra che non fanno parte del dibattito pubblico perché non “si vedono” come si potrebbe notare una buca sull’asfalto o una lampada di pubblica illuminazione spenta da mesi, se non da anni.
Il contenzioso è una partita che si svolge tra legali e tra uffici ma intacca le casse comunali sollecitando l’ufficio ragioneria, dopo il riconoscimento dei debiti fuori bilancio in Consiglio Comunale, ad aprire i cordoni della borsa dato che il Comune di Conversano diventa soccombente il più delle volte.
Il caso in questione, per il quale è stata convocata la commissione consiliare competente propedeutica all’iscrizione del punto all’ordine del giorno del Consiglio Comunale, riguarda un ricorso arrivato in comune nel 2024 da parte di una ex dipendente comunale. La suddetta, nel novembre 2017, subì un infortunio a causa di una caduta nei pressi dell’ufficio ragioneria a piano terra, il cui pavimento era stato reso scivoloso da acqua piovana che rendeva pericoloso quel tratto, che le provocò danni accertati.
Nel 2024, evidentemente dopo fasi interlocutorie tra la dipendente e gli uffici comunali, al protocollo del Comune è arrivato il ricorso al tribunale del lavoro da parte della dipendente difesa dall’avv. Vito Cerri. Il Comune, dopo aver fatto indagini interne ed essendosi convinto di non avere alcuna responsabilità oggettiva, si è costituito in giudizio con l’avv. Margherita Fiume. Un giudizio che si è concretizzato con la sentenza del Tribunale del Lavoro, pubblicata in data 11.06.2026, con la quale il Giudice
dott. Giuseppe Minervini, così ha provveduto: 1) previo accertamento del diritto, condanna il Comune
intimato al pagamento in favore dell’istante della somma complessiva di euro 14.893,11, oltre
interessi legali e rivalutazione dalla maturazione del credito fino al soddisfo, nei termini di cui
in motivazione; 2) condanna la parte resistente al pagamento delle spese processuali in favore
dell’istante che si liquidano complessivamente in euro 3000,00 oltre I.V.A. e cpa e rimborso
spese forfettario e contributo unificato se versato con distrazione in favore del procuratore
anticipatario; 3) pone definitivamente a carico della parte intimata le spese di ctu liquidate con
separato decreto”.
Quindi le valutazioni dell’ente non sono state prese in considerazione dal giudice del tribunale del lavoro e il Comune è stato condannato al pagamento di poco più di € 25.000, comprese tutte le spese.
Il Consiglio Comunale, si riunirà dopo 63 giorni di “vacanza”, sarà chiamato ad approvare il debito fuori bilancio ma sicuramente, in quella occasione, emergeranno alcune considerazioni: come è stato possibile non valutare la responsabilità dell’ente nel momento in cui ci si è resi conto della mancanza di un semplice tappetino antiscivolo sul pavimento dell’ingresso principale della casa comunale, notoriamente pericolosissimo quando risulta bagnato da acqua piovana? Eppure, come si legge in sentenza, ben tre dipendenti comunali sentiti come testi dal giudice “hanno confermato all’unisono che: in data 17.11.2017 l’istante in effetti è caduta in data 17 novembre 2017 alle ore 10.30 mentre si recava agli uffici di ragioneria nei pressi dell’ingresso principale; ivi il pavimento era scivoloso per la presenza di acqua piovana; non vi era un tappeto antiscivolo, introdotto invece dopo l’infortunio de quo“.
Quindi l’ente era già a conoscenza di avere responsabilità oggettive ma, nonostante tutto, si è costituito in giudizio senza arrivare ad una transazione. La stessa avv.ta Margherita Fiume, dopo la sentenza, ha scritto nero su bianco al Comune che “ritengo del tutto improbabile una diversa determinazione del Giudice d’Appello in punto di responsabilità
dell’Ente”. Quindi, sconsigliando il Comune che difendeva da un ricorso in appello.
E’ importante, a questo punto, anche far rilevare quanto scritto dal Collegio dei Revisori dei Conti a proposito di questo debito fuori bilancio da riconoscere. Il Collegio invita il Comune: “ad accertare le cause e le responsabilità che hanno generato l’obbligo ponendo in essere una rigorosa attività di responsabilizzazione del personale tutto attivando le procedure sanzionatorie previste dalla normativa vigente e le azioni di rivalsa nei confronti di coloro che hanno determinato anche titolo di eventuali interessi legali, eventuale rivalutazione monetaria e spese legali“.
Se alcuni testi, dipendenti comunali, hanno affermato che il tappetino antiscivolo è stato apposto dopo la caduta della dipendente comunale che ha fatto ricorso, si delinea naturalmente una responsabilità oggettiva del Comune di Conversano in capo al responsabile della sicurezza dell’ente.
Il Consiglio Comunale, le opposizioni in particolare, chiederanno conto di queste responsabilità? Oppure a pagare saranno ancora una volta le casse comunali dove si riversano le tasse dei cittadini? Il consigliere Francesco Paolo Fanizzi, sta sollevando la questione rispetto alla eventuale assicurazione in casi di incidenti come questo: “Se la dipendente stava effettuando le normali mansioni l’incidente avrebbe dovuto essere coperto dall’assicurazione. Su questo l’amministrazione che aveva inteso evidentemente il comportamento della dipendente erroneamente sbagliato non ha risposto“.
La ricostruzione di questa vicenda non è semplice ma dimostra, ancora una volta, che nel ginepraio del contenzioso si annidano interessi che sfuggono a quasi tutti. E non aiuta affatto la presenza di un numero di legali significativo presenti in giunta, ma anche in Consiglio Comunale.
Tra i settori “da aprire come una scatoletta di tonno” ci dovrebbe essere innanzitutto, quello del contenzioso che rimane, è bene ribadirlo, un ufficio pubblico quando si parla di un Comune, quale quello di Conversano. Ma la gestione di quell’ufficio è un luogo di potere assoluto di chi amministra che distribuisce incarichi più che salvaguardare l’interesse della collettività. L’esempio riportato rimane, appunto, solo uno degli esempi.
Sarà interessante seguire il Consiglio Comunale e soprattutto la presa di posizione dei consiglieri più attenti e meno assoggettati al potere. Molte volte basterebbe dare un’occhiata ai documenti prima di esprimere un voto acritico e a prescindere.