Continuano le interviste di Chiara Pagnozzi (Oggiconversano.it) a medici specialisti della nostra città di Conversano, per le divulgazione delle notizie sulla prevenzione.
Molto spesso gli uomini tendono a consultare un urologo solo quando compare un dolore o un disturbo evidente. Nessuno è invulnerabile. La sensibilizzazione per le patologie urologiche maschili parte innanzitutto dal check-up urologico. La visita urologica rappresenta il primo passo fondamentale per poter identificare precocemente molte patologie che possono colpire i maschi.
In questa intervista al dott. Roberto Piccinni, medico chirurgo specializzato in urologia, abbiamo cercato di approfondire a trecentosessanta gradi i vari aspetti legati alla prevenzione.
Molte patologie urologiche, inclusi i tumori (come quello alla prostata o al testicolo), sono spesso asintomatiche nelle fasi iniziali. Quali sono gli esami di base da fare come primo fondamentale passo nella prevenzione, con quale cadenza e da che età è consigliabile effettuare la prima visita?
“Si, è proprio così: prostata, testicolo, vescica e rene spesso “non danno segnali” all’inizio. La prevenzione si basa su visite più esami semplici.
Il punto di partenza è la visita urologica durante la quale lo specialista valuta eventuali sintomi, presenze di familiarità e fa l’E.O. Nella fascia di età 15-35 anni per verificare presenza di patologia quali: varicocele, idrocele, fimosi e neoplasia del testicolo e per insegnare al paziente come fare autopalpazione del testicolo. Nella fascia di età 40-45 anni in presenza di fattori di rischio (familiarità per tumore e rischi legati alla professione).
A 50 anni la visita è consigliata a tutti gli uomini, gli esami da eseguire, in linea di massima, sono PSA, indice di funzionalità renale, esame delle urine ed ecografia apparato urinario”.
Dall’esame del PSA è possibile risalire in maniera scientifica al tipo di eventuale patologia?
“No da solo il PSA non dice “che tipo” di patologie hai, indica solo che qualcosa nella prostata non va: è un campanello di allarme quando il valore è alterato. Il PSA (antigene prostatico specifico) è una glicoproteina prodotta dalla prostata, la cui funzione fisiologica è quella di mantenere fluido il liquido seminale. Nel siero il PSA è presente in piccole quantità e aumenta in casi patologici come, ad esempio, la prostata ingrossata (IPB), infiammata (prostatite) o in presenza di tumore.
Per cui spetta allo specialista il compito di valutare quali step diagnostico/strumentali eseguire per risalire alla patologia come: valutare valore e trend del PSA, esami colturali, esplorazione rettale, a ecografia prostatica RMVmp della prostata, biopsia prostatica”
C’è una differenziazione tra persone che devono fare prevenzione e persone che la devono fare avendo avuto casi di patologia urologica in famiglia?
“Si la differenza c’è ed è importante: Prevenzione standard: 50 anni visita – DRE – PSA da fare ogni anno
Prevenzione rinforzata (con familiarità urologica):
In presenza familiarità di tumore alla prostata si consiglia visita a 40-45 anni perché il rischio di ammalarsi è più del doppio
In presenza familiarità tumore al testicolo si consiglia visita subito a 15-18 anni (rischio 8/10 maggiore) con autopalpazione, visite, ecografia dello scroto
In presenza familiarità tumore della vescica o del rene e/o fumatori e lavoratori di categorie particolari più importante genetica – ambientale, si consiglia visita già a 40 anni (esame urine ed ecografia apparato urinario).
Quando prenotare una visita fuori programma, quali sono i campanelli di allarme che magari tendiamo a sottovalutare o a darci altre spiegazioni ma che invece devono metterci in guardia?
“Per quanto riguarda le patologie urologiche bisogna prestare attenzione alla comparsa di disturbi della minzione, presenza di sangue nello sperma (emospermia) o nelle urine (micro e macro ematuria) dolore lombare, scrotale, riscontro di noduli, aumento di consistenza testicolare oltre al riscontro di alterazione degli esami ematici di interesse urologico”.
Alimentazione e salute urologica anche in questo caso la prevenzione parte dalla tavola, quali sono i suggerimenti che può dare in questo senso?
“Si tantissimo. Per la prostata sono da favorire le verdure, per esempio i licopeni presenti nei pomodori riducono il rischio di ammalarsi di tumore prostatico, pesce azzurro, tè verde, frutta, olio di oliva, carne rossa, noci, cereali integrali (favoriscono la riduzione dell’infiammazione sul basso tratto urinario). Mentre sono da evitare alcolici e cibi piccanti, spezie, formaggi grassi, caffè, crostacei, frutti di mare, pesce grasso (può essere irritante sul baso tratto urinario). E’ importante raccomandare, inoltre, una adeguata idratazione (almeno 2 litri di acqua al giorno, regolare attività fisica, intestinale e anche sessuale (21 eiaculazioni/mese R – 30% di tumore prostata)”.
Quali sono le principali patologie che possono colpire la prostata?
“Patologie di tipo benigno (ipertrofia prostatica, prostatiti) che si manifestano con la comparsa di disturbi della minzione sia di tipo irritativo (urgenza, frequenza e bruciore minzionale) che ostruttivo (mitto ridotto di forza e calibro, intermittente, esitazione minzionale, sensazione di incompleto svuotamento della vescica) e tumore della prostata, silente nelle fasi iniziali e proprio da qui l’importanza di fare diagnosi precoce”.
In questo tipo di specializzazione c’è una forte componente psicologica che forse l’uomo vive ancora come un tabù, quanto è importante il giusto approccio con il paziente in questa fase delicata anche magari nel momento della prima visita?
“E’ fondamentale, forse più che in altre specialità. In urologia si parla di problematiche inerenti, l’erezione, la fertilità, le parti intime, oltre alle patologie tumorali e a disturbi urinari, temi che toccano la propria identità, mascolinità e sessualità. Pe questo per molti la prima visita urologica è vissuta con imbarazzo e a volte anche paura. Per cui oltre alle competenze prettamente mediche, un bravo urologo dovrebbe avere anche empatia, rispetto e capacità di togliere i tabù”.