Giornate FAI: sarà possibile visitare la Camera della Badessa. Volontari e giovani “ciceroni” impegnati per guidare i visitatori

Il 2026 è stato un anno importante per i volontari della Delegazione di Bari del FAI di cui fa parte il Gruppo del Sud-Est barese. Infatti, a febbraio si è svolto nel capoluogo pugliese il Convegno Nazionale della Fondazione che ha visto la partecipazione di oltre 700 delegati venuti da tutta Italia. In questa occasione sono stati sottolineati i successi del FAI nel campo della tutela e della valorizzazione del Patrimonio storico, Artistico e Ambientale italiano. I numeri parlano da soli: oltre 320.000 iscritti, 11.772.000 raccolti con tesseramenti e donazioni investiti in restauri e manutenzioni straordinarie, 43 beni visitabili, 3 in restauro, 11 tutelati, 2 patrocinati, oltre 1700 eventi locali ogni anno che vedono impegnati 15.000 volontari con quasi 2.000.000 di visitatori nel 2025.

In questi numeri c’è tutto l’impegno di chi, con il proprio impegno volontario, mette a disposizione di tutti i cittadini un patrimonio che, in molti casi, sarebbe andato perduto o, comunque, non fruibile.

Il 21 e il 22 marzo arrivano le GIORNATE FAI DI PRIMAVERA. Un appuntamento che ogni anno vede la partecipazione di migliaia di volontari in tutta Italia e centinaia di migliaia di visitatori accompagnati, in molti casi e con molto entusiasmo, da studenti “ciceroni” dei licei istruiti dai formatori del FAI.

I volontari di Conversano, che fanno parte del Gruppo del Sud-Est barese, in questa edizione delle Giornate sono impegnati in due aperture: la prima a Conversano e la seconda a Adelfia.

La chiesa dei Santi Cosma e Damiano a Conversano, preziosissimo scrigno di capolavori del XVII secolo, è legata ai nomi del conte Giangirolamo II Acquaviva d’Aragona e di sua moglie Isabella Filomarino della Rocca, che in essa hanno lasciato un segno indelebile, non solo del loro potere, ma anche della raffinata e moderna cultura di cui erano portatori.

L’attuale edificio fu edificato, a partire dal 1631 circa, lì dove sorgeva la chiesetta medievale di San Matteo. La severa facciata non lascia immaginare l’esplosione di colori, oro e stucchi dell’interno.

L’esuberanza dell’apparato decorativo, in particolare della volta, trova efficaci riscontri solo nelle coeve chiese napoletane.  La decorazione del soffitto, in stucco e foglia di oro zecchino, ha un fine scenografico e celebrativo: ai quattro angoli si ripete infatti lo stemma della famiglia Acquaviva d’Aragona, associato a quello dei Filomarino. Gli affreschi, opera del pittore campano, Paolo Finoglio (il pittore di corte di Giangirolamo) e della sua bottega, narrano episodi della vita dei SS. Cosma e Damiano.

Espressione tipica del barocco, nella volta la razionalità è soggiogata dallo stupore, dalla meraviglia, dalla immaginazione. Tutto si muove e si trasforma sotto gli occhi dello spettatore. Unico momento centrifugo e centripeto, al tempo stesso, e punto di aggregazione è il grande ovale centrale, raffigurante la Glorificazione dei SS. Cosma e Damiano. Al disotto dei matronei si susseguono le figure dei Profeti, delle Sibille e delle Virtù, affrescate dal pittore pugliese Cesare Fracanzano.

Non meno preziosi i dipinti degli altari laterali, autentici capolavori della pittura napoletana del XVII secolo, tutti opere, anch’essi, di Paolo Finoglio.

La chiesa dei Santi Cosma e Damiano va considerata come un vero e proprio museo del Seicento napoletano e pugliese.

La camera della badessa

Nel monastero annesso alla chiesa è possibile visitare, con questa apertura straordinaria, una camera nella cui volta è incastonato un pregiato soffitto ligneo, impreziosito dai dipinti attribuiti al pittore bitontino Nicola Gliri, sui cui è ripetutamente riprodotto lo stemma nobiliare dei principi Filomarino della Rocca d’Aspide. L’opera è pertanto legata alla committenza delle nobildonne di questa famiglia, probabilmente a quella di Violante Filomarino, che del Monastero divenne Badessa, ed è l’unica testimonianza che rimane di quello che, all’interno dell’universo claustrale del monastero, doveva essere l’appartamento riservato alle Badesse e alle monache di alto lignaggio.

La chiesa dei Santi Cosma e Damiano a Conversano


Gli ipogei di Adelfia.

Sarà possibile visitare le gallerie sotterranee che si ramificano al di sotto delle strade e dei palazzi del rione Canneto. Una rete di cunicoli interamente scavati nel banco di roccia calcarenitica a 6 metri sotto il livello stradale. Si accede scendendo da una rampa posta al di sotto del loggiato del Palazzo Nicolai, già dei Gironda, a ridosso della torre normanna. Giunti alla quota più bassa ci si trova di fronte ad un elegante portale in stile catalano inquadrato da una cornice modanata e arco ribassato con ghiera realizzata in conci a punta di diamante.

Superato il portale si accede alle gallerie che si estendono per diverse decine di metri in direzione nord-sud e est-ovest con una altezza media di circa 3 metri.

Le gallerie, completamente ostruite da cumuli di macerie che le ostruivano, sono state liberate dai detriti e rese visitabili in sicurezza con un primo impianto di illuminazione. Sono visitabili, ad oggi, due rami tra loro ortogonali lunghi circa una settantina di metri ognuno.

Sono in corso saggi archeologici, sotto la direzione della Soprintendenza ABAP, e ricerche d’archivio per definire l’epoca della loro realizzazione e la loro funzione primaria che ancora rimane sconosciuta. Gli unici elementi cronologici che abbiamo è il portale d’accesso che potrebbe risalire al XV-XVI secolo e una data, 1739, incisa sulla parete di una galleria.

Gli orari per le visite saranno dalle 9,30 alle 13,30 e dalle 15,30 alle 18,30

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