Un viaggio nel cuore della memoria: le studentesse del “San Benedetto” ad Auschwitz e Birkenau

Il silenzio assordante delle pareti e dei campi, l’eco muto di milioni di vite spezzate, il peso della storia che si posa sulle giovani spalle. È con questi sentimenti che tredici studentesse del Liceo San Benedetto di Conversano, provenienti dalle classi 5^AL, 5^ CL, 5^ ALES, 5^ BLES, 5^BSU, 5^CSU, hanno intrapreso il loro “Treno della Memoria“, edizione 2026. Organizzato dall’Ente TdF Mediterranea, il progetto ha guidato queste ragazze in un viaggio che va oltre il semplice “viaggio di istruzione”, trasformandosi in una profonda esplorazione dell’animo umano, del bene e del male.

Dal 15 gennaio scorso, Cracovia ha aperto le sue porte a queste giovani menti, svelando non solo la sua bellezza storica, ma anche le cicatrici più profonde del secolo scorso. Il percorso le ha condotte attraverso i luoghi simbolo della Shoah: il Ghetto Ebraico, dove la vita pulsava in un’agonia silenziosa prima di essere soffocata; la Sinagoga di Remuh, testimone di una fede incrollabile nonostante l’oppressione; il campo di Plaszow, un nome che evoca orrori indescrivibili; e la fabbrica di Schindler, un barlume di speranza nell’oscurità più profonda.

Ma è stato ad Auschwitz e Birkenau, i luoghi del male assoluto, che il viaggio ha assunto una dimensione irrevocabile. Qui, tra le baracche fatiscenti e i resti macabri di una ferocia inaudita, le studentesse hanno dovuto confrontarsi con l’impensabile. Non più pagine di un libro di storia, ma una realtà palpabile, dove le esistenze silenziose al di là del filo spinato e le sofferenze mai raccontate hanno preso forma e voce. Ogni passo tra quelle pietre è stato un passo nel dolore, in quel baratro di disumanità che ha segnato per sempre la storia dell’umanità.

Le espressioni sui loro volti, incise dalla commozione e dall’incredulità, raccontano più di mille parole. Il modo di percepire la vita è cambiato, senza ombra di dubbio. Quel che prima era un concetto astratto, un capitolo di storia, ora è diventato una ferita aperta nell’anima, un monito imperituro. Le peggiori atrocità e le sofferenze indicibili hanno trafitto i loro cuori, lasciando un segno indelebile.

E in questo viaggio di profonda consapevolezza, risiede il compito delle nuove generazioni. Conoscere per ricordare, comprendere per evitare. Le studentesse del “San Benedetto” sono tornate a casa non solo con un bagaglio di nuove conoscenze, ma con una responsabilità morale in più: quella di essere custodi della memoria, di farsi portavoce di quelle voci silenziose, affinché quanto accaduto non possa mai più accadere. Il loro viaggio non è stato solo a Cracovia, ma è stato un viaggio nel cuore pulsante della storia, un monito per un futuro costruito sulla pace e sul rispetto.

Teresa Masi Giuliani

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