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Festina lente – Affrettati lentamente (Ottaviano Augusto)

Festina lente – Affrettati lentamente (Ottaviano Augusto)

Anni fa, durante un soggiorno romano, visitai Castel Sant’Angelo. Al primo piano vi è la splendida Sala di Apollo, fatta affrescare da papa Paolo III Farnese. In un riquadro è riportata la frase latina su citata, che Svetonio attribuì all’imperatore Ottaviano Augusto, e che i Farnese fecero propria, così come è successo più volte nella storia.

Io amo molto gli ossimori, perché, pur essendo logicamente una contraddizione di termini, talvolta riescono incredibilmente a dare profondi contenuti di verità.

È questo il caso: affrettarsi lentamente è un monito severo a non abbandonarsi alla velocità sfrenata, che può provocare sfracelli. Quando Alessandro Manzoni, ne I Promessi Sposi, fa dire al Gran Cancelliere Antonio Ferrer, rivolto al suo cocchiere, nel bel mezzo del tumulto di popolo per la carestia: “Adelante, Pedro, con Juicio” (“Avanti, Pedro, con giudizio”), di fatto gli dice di affrettarsi lentamente.

Ma vorrei sottolineare anche un’altra profonda implicazione di questa frase. La rapidità è figlia della lentezza. Una società quale quella contemporanea, in cui c’è la corsa per raggiungere obiettivi di varia natura, non bisogna mai dimenticare tale implicazione.

La sera della vigilia di Natale, in pieno confinamento, ho guardato la Tv, cosa che faccio di rado. Per dare un senso al clima natalizio la mia scelta è caduta sul Circo di Montecarlo, che è una competizione che vede convenire al Principato di Monaco i migliori talenti da tutto il mondo circense. Nel vedere, strabiliato, l’incredibile livello di abilità raggiunto da acrobati, giocolieri, prestigiatori e via dicendo, ho riflettuto su una considerazione agrodolce. Ognuno di questi artisti – tali li considero – impiega anni e anni di prove estenuanti per arrivare ad esiti in cui la rapidità di esecuzione è essenziale. Interminabili e lenti allenamenti in solitudine per soli cinque minuti di destrezza in cui sentire centinaia di occhi che ti guardano. La rapidità dopo la lentezza. Il senso di una vita racchiuso in pochi secondi.

Mi perdonerà il lettore se faccio una digressione ludica personale. Essendo io un maestro di scacchi so cos’è la lentezza. La mia partita più lunga, infatti, durò quasi nove ore. Ma è anche vero che talvolta amo fare online delle partite lampo, in cui entrambi i giocatori hanno meno di cinque minuti per disputare tutta la partita. Ebbene, se riesco a giocare così velocemente lo devo alle migliaia di ore che ho passato davanti alla scacchiera analizzando posizioni, strategie e tattiche tra le più disparate.

In chiusura non posso non citare Italo Calvino, che nelle sue postume Lezioni americane, nel capitolo dedicato alla Rapidità, termina con la seguente storiella cinese:

Tra le molte virtù di Chuang-Tzu c’era l’abilità nel disegno. Il re gli chiese il disegno di un granchio. Chuang-Tzu disse che aveva bisogno di cinque anni di tempo e d’una villa con dodici servitori. Dopo cinque anni il disegno non era ancora cominciato. “Ho bisogno di altri cinque anni” disse Chuang-Tzu. Il re glieli accordò. Allo scadere dei dieci anni, Chuang-Tzu prese il pennello e in un istante, con un solo gesto, disegnò un granchio, il più perfetto granchio che si fosse mai visto.

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