Attraversamenti discontinui, geometrie poco leggibili e ostacoli sui marciapiedi: le fotografie sollevano interrogativi sulla qualità della segnaletica orizzontale cittadina
Le strisce pedonali dovrebbero rappresentare il punto più semplice e immediato della mobilità urbana: il luogo in cui chi cammina comprende dove passare e chi guida riconosce senza esitazioni dove prestare la massima attenzione. Eppure, osservando alcuni attraversamenti di Conversano, si ha talvolta la sensazione opposta: percorsi che si biforcano, linee che cambiano direzione, raccordi incerti e arrivi sui marciapiedi non sempre agevoli.
Le immagini raccolte in diversi punti della città non consentono, da sole, di certificare violazioni del Codice della strada. Mostrano però questioni concrete che meritano un sopralluogo e una valutazione tecnica, perché la sicurezza non si misura soltanto dalla presenza della vernice bianca sull’asfalto.
Il problema degli arrivi: marciapiedi e accessibilità
Alcune immagini documentano come in un punto il percorso termina in prossimità di una barriera metallica e di un accesso con dislivello; in un altro conduce verso un marciapiede dove la presenza di un albero restringe lo spazio di passaggio.
Per una persona in carrozzina, per chi spinge un passeggino o per chi ha difficoltà motorie, l’attraversamento funziona solo se il collegamento è continuo, privo di ostacoli e dotato di raccordi adeguati. Un passaggio pedonale che termina contro una barriera resta un intervento incompleto.


Quando l’attraversamento incontra un ostacolo
Un secondo gruppo di immagini sposta l’attenzione dal disegno delle strisce al loro punto di arrivo. In più casi, l’attraversamento conduce verso archetti metallici, transenne, pali oppure marciapiedi con raccordi non chiaramente accessibili. Sono condizioni che meritano un sopralluogo specifico: chi utilizza una carrozzina, un deambulatore o un passeggino deve poter proseguire senza deviazioni pericolose.





La verifica richiesta al Comune
Per ciascuno di questi attraversamenti sarebbe utile una ricognizione puntuale: posizione dei dissuasori rispetto alle strisce, larghezza utile del passaggio, presenza e pendenza degli scivoli, dislivelli del cordolo, continuità dei percorsi tattili ove previsti e visibilità reciproca fra pedoni e conducenti. Il quadro di riferimento comprende, oltre alla disciplina della segnaletica stradale, le norme sull’accessibilità degli spazi pubblici, tra cui il D.P.R. 503/1996. Le fotografie evidenziano criticità da accertare, non costituiscono da sole una certificazione di non conformità.
La norma e il buon senso progettuale
Il riferimento è l’articolo 40 del Codice della strada e, per la conformazione degli attraversamenti, l’articolo 145 del relativo Regolamento di esecuzione (D.P.R. 495/1992). Le strisce devono essere parallele alla direzione di marcia dei veicoli, larghe 50 centimetri e separate da intervalli della stessa misura; la lunghezza minima varia in relazione al tipo di strada. Queste prescrizioni vanno lette insieme alle esigenze di visibilità, accessibilità e continuità del percorso pedonale.
Stabilire se i singoli attraversamenti fotografati rispettino tutte le prescrizioni richiede misure, classificazione delle strade, verifica dei raccordi e valutazione delle condizioni effettive di traffico. Non sarebbe corretto trasformare una fotografia in una perizia. Sarebbe altrettanto sbagliato ignorare ciò che le fotografie rendono evidente.
Una città si giudica anche da come si attraversa
Conversano ha bisogno di un controllo sistematico della segnaletica pedonale: non soltanto di ritocchi periodici alla vernice, ma di un censimento dei punti critici, di una verifica degli attraversamenti in prossimità delle intersezioni e di un programma di eliminazione degli ostacoli sui percorsi accessibili. La ricognizione dovrebbe includere anche gli attraversamenti che terminano in corrispondenza di archetti, transenne, pali e marciapiedi privi di raccordi chiaramente accessibili.
Le strisce pedonali non sono un elemento decorativo della strada. Sono una promessa di sicurezza. E quella promessa deve essere mantenuta dall’inizio alla fine del percorso, soprattutto per chi si muove più lentamente e ha meno possibilità di evitare un pericolo.