Chiara Castellana, medico chirurgo, specialista in psichiatria con formazione nel gruppo di ricerca di Neuroscienze del prof. Bertolino dell’Università di Bari.
Ha svolto un’internship presso l’Orygen Youth Health di Melbourne, centro di eccellenza internazionale per gli esordi psicotici. Ha maturato le prime esperienze professionali in strutture riabilitative e istituti penitenziari. Dal 2011 è dirigente medico psichiatra presso la ASL Bari.
Attualmente opera presso il CDCD del Distretto 11, con particolare focus sui disturbi cognitivi e sulle demenze.
Dietro alla cura della salute mentale si nascondono ancora numerosi pregiudizi, bisognerebbe imparare a non lasciare che la salute mentale sia più un tabù ed essere consapevoli che dire “sto male” deve avere la stessa dignità del dire “ho la febbre”. Per questo voglio partire dall’inizio col chiarire cosa si intende per salute mentale?
La salute mentale non è soltanto assenza di malattia ma è una condizione di benessere emotivo, psicologico e sociale in cui ciascun individuo è nella condizione di potersi realizzare secondo il proprio potenziale, di poter lavorare produttivamente, gestire lo stress in maniera efficace e poter contribuire alla propria comunità. È parte integrante della salute generale e, come questa, andrebbe tutelata fin dall’infanzia.
Recentemente c’è stato un importante cambio di paradigma: l’Organizzazione Mondiale della Sanità con le sue nuove linee guida ha esteso la responsabilità della salute mentale dalla sanità a tutta la azione pubblica.
A livello di prevenzione cosa si può fare per evitare l’insorgere di disturbi mentali o per ridurne le conseguenze negative?
La prevenzione passa attraverso azioni multidisciplinari che vanno dalla promozione del benessere psicofisico sin dai primi atti di vita con sana alimentazione, adeguate ore di sonno, abolizione del consumo di alcool, fumo e droghe, sino ad interventi precoci e tempestivi in caso di esordi.
Anche il vostro lavoro di divulgazione e informazione rappresenta un importante strumento di prevenzione.
Ritiene che la sovraesposizione alla fruizione e all’uso dei social possa avere degli effetti negativi soprattutto su un pubblico più giovane?
Certo, l’uso eccessivo e incontrollato delle piattaforme digitali soprattutto in età dello sviluppo, comporta rischi che vanno dall’isolamento a discapito delle relazioni reali e dell’attività fisica, sino a sintomi cognitivi, dell’umore, disturbi d’ansia e da dipendenza nei casi più gravi.
Purtroppo, i recentissimi fatti di cronaca (l’accoltellamento di una professoressa per mano di un tredicenne che non ha accettato un brutto voto) ci restituiscono una fotografia di una generazione di preadolescenti estremamente fragili, incapaci di gestire le negatività. Quanto influisce all’espandersi di questo fenomeno il ruolo dei genitori?
Il ruolo dei genitori è centrale in termini di responsabilità educativa. In un contesto sociale sempre più complesso, è fondamentale educare al rispetto dell’altro, alla gestione della frustrazione e al valore del limite. Avere il coraggio di dire dei “NO” in più ai nostri figli aiuta i ragazzi a crescere più forti e consapevoli.
Allo stesso tempo, è importante riconoscere il ruolo degli insegnanti, figure fondamentali nella formazione dei giovani. Basti pensare che spesso i nostri figli trascorrono più tempo a scuola di quanto non ne trascorrano con i genitori.
Di conseguenza a ciò diventa sempre più importante promuovere la salute e il benessere emotivo dei ragazzi anche all’interno del contesto scolastico, quali azioni si stanno intraprendendo sul nostro territorio e quali dovrebbero essere a suo avviso imprescindibili?
Azioni quali la promozione dell’attività sportiva e della lettura, l’apertura dello sportello di ascolto psicologico e progetti in favore delle famiglie, già ampiamente diffusi nelle nostre realtà scolastiche, dovrebbero diventare strutturali e permanenti. E’ fondamentale coltivare la felicità dei nostri bambini, costruendo comunità accoglienti, valorizzando e riconoscendo la loro unicità, trasformando la loro diversità in una risorsa preziosa per la loro realizzazione.
La società che corre veloce e che richiede sempre alte performance lavorative e la paura della solitudine in un mondo che continua ad invecchiare sono altri fattori che possono avere influenza sul benessere mentale. Quali “armi” abbiamo nel corso delle varie fasi della vita per fronteggiare l’insorgere di patologie (depressione, ecc.)?
Per fronteggiare l’invecchiamento cerebrale e la depressione, sono richiesti approcci integrati che tengano conto della adozione di corretti stili di vita fra cui una dieta sana, esercizio fisico costante a tutte le età, una buona rete sociale, una adeguata stimolazione cognitiva e quando necessario interventi farmacologici mirati, che possano contrastare processi neurodegenerativi e infiammatori.
Colpisce positivamente osservare come molte persone anziane, pur convivendo con patologie croniche, riescano a mantenere una vita attiva e ricca di interessi e relazioni sociali: è un esempio importante per tutti.
Qual è il messaggio che vuole dare ai genitori, agli stessi ragazzi e agli operatori della conoscenza per cogliere in tempo i disagi?
Il disagio non va nascosto né minimizzato, ma riconosciuto e condiviso. È necessario dedicare ascolto e attenzione ai cambiamenti fisici, fisiologici, emotivi o comportamentali condividendoli con il proprio medico di base o con uno specialista. Chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma il primo passo verso la cura.