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“Sapere che non si scrive per l’altro, sapere che le cose che sto per scrivere non mi faranno mai amare da chi io amo…” (Roland Barthes)

“Sapere che non si scrive per l’altro, sapere che le cose che sto per scrivere non mi faranno mai amare da chi io amo…” (Roland Barthes)

“Sapere che non si scrive per l’altro, sapere che le cose che sto per scrivere non mi faranno mai amare da chi io amo, sapere che la scrittura non compensa niente, non sublima niente, che è precisamente ‘là dove tu non sei’: è l’inizio dello scrivere” (Roland Barthes)

Nel suo libro probabilmente più noto “Frammenti di un discorso amoroso”, il critico letterario e semiologo francese Roland Barthes scrive questo frammento al tempo stesso illuminante e sconsolante, sul rapporto tra il sentimento, la lontananza e la scrittura.

Lo scrivere è una operazione solitaria, e lo è anche se chi sta scrivendo si trova in mezzo alla folla. Infatti, per scrivere c’è bisogno di essere staccati dal mondo esteriore e… attaccati al proprio mondo interiore, un mondo immaginifico in cui è inestricabile l’intreccio tra ragione e sentimento.

Il forte sentire dello scrittore è sempre la molla che fa scattare l’atto creativo, anche se poi la parte razionale deve cercare di dare una forma e una sostanza di intelligibilità a quanto viene fuori da quel flusso emotivo e cognitivo.

Ovviamente una delle situazioni più comuni che scatenano il processo di scrittura è l’innamoramento, con la sua immane carica di energia, che si accumula, accumula, fino ad esplodere.

Per quanto il saggio da cui è tratta questa frase abbia una sicura veste razionale, la parte emotiva non è mai del tutto enucleabile, come sempre succede quando si parla d’amore. E tale componente emotiva può condurre a delle esagerazioni.

Ecco perché sento di dissociarmi dalla sconsolata seconda parte dello scritto, e penso che il fatto stesso di scrivere d’amore compensi senz’altro il momento di dolore di un rifiuto, e possa anche portare a quel processo di sublimazione che eleva sempre la condizione umana.

Se così non fosse, anche il nostro scriverne sarebbe inutile.

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