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“L’illusione non si mangia”, disse la donna. “Non si mangia ma alimenta”, ribatté il colonnello (Gabriel García Márquez)

“L’illusione non si mangia”, disse la donna. “Non si mangia ma alimenta”, ribatté il colonnello (Gabriel García Márquez)

Il 6 marzo scorso è stato pubblicato in contemporanea mondiale il romanzo breve inedito “Ci vediamo in agosto” del grande scrittore Gabriel García Márquez, a dieci anni dalla morte.

Non so perché, e in letteratura capita, ma mi sono tornate in mente le parole su citate, tratte da un altro romanzo breve dello scrittore colombiano, “Nessuno scrive al colonnello”, scritto negli anni Sessanta, da cui è stato tratto anche un interessante film, dal titolo omonimo.

Il tema della frase è l’illusione e il suo essere una delle più potenti forme di sopravvivenza che esistano. Ovviamente non si parla di mera sopravvivenza alimentare, ma di quella psichica.

Ora, sebbene la frase chiave sia stata detta dal colonnello protagonista del romanzo alla pragmatica moglie, in realtà credo che nella storia dell’umanità sia stato il genere femminile quello che ha coltivato in modo molto più frequente del cosiddetto sesso forte la delicata pianta dell’illusione.

Quest’anno, oltre al decennale della morte di Márquez, cade anche il centenario della morte di Giacomo Puccini. Il teatro Petruzzelli di Bari ha pensato bene di proporre in questi giorni, opportunamente attorno alla data dell’8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, una delle più famose opere pucciniane, “Madama Butterfly”.

Ebbene questa opera è a mio avviso, nella tragicità della storia narrata, un paradigma assoluto dell’illusione di una donna nei confronti dell’amore per un uomo che in realtà l’ha soltanto sedotta e abbandonata, triste vicenda che si perpetua dalla notte dei tempi.

Le illusioni consentono di sopravvivere per anni, e talvolta per una vita intera, ma se subentra drammaticamente la disillusione, allora tutto può crollare, e alla povera Madama Butterfly non resterà altro da fare che togliersi la vita, suggellando il finale melodrammatico per eccellenza, quello del binomio amore-morte.

Per fortuna nella realtà quotidiana, la disillusione è capace, viceversa, di forgiare la persona e di consentirle di andare avanti per un’altra strada. Magari meno ideale, magari meno bella, ma probabilmente più sicura.

 

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