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Il covid tra gli animali d’affezione, pubblicata la ricerca condotta in tre regioni del sud Italia
Foggia, la sede dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Puglia e Basilicata

Il covid tra gli animali d’affezione, pubblicata la ricerca condotta in tre regioni del sud Italia

L’intervista alla biologa Angelica Bianco ricercatrice dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Puglia e Basilicata

Conversano – In questi giorni è stata pubblicata una ricerca (ALLEGATA A QUESTO ARTICOLO) dal titolo “ SARS CoV 2 in Animal Companions: A Serosurvey in Three Regions of Southern Italy” (Sars Cov 2 in animali d’affezione:  una sierosorveglianza in tre regioni del sud Italia).
Questo lavoro, che ha visto la collaborazione dell’IZS di Puglia e Basilicata, dell’IZS delle Venezie e di ACV laboratorio privato di analisi cliniche veterinarie, è stato realizzato utilizzando come metodica analitica l’ELISA. L’ELISA è una tecnica immunoenzimatica che permette il riconoscimento di anticorpi presenti nel sangue.  Gli anticorpi, proteine che circolano nel sangue, hanno il compito di proteggere l’organismo dall’attacco di agenti patogeni (batteri, virus). Ogni anticorpo è specifico per ogni agente patogeno. Proprio questa caratteristica di specificità viene utilizzata nell’immunoenzimatica perché riconoscendo l’anticorpo determiniamo la presenza del patogeno.

Oggiconversano.it ha incontrato Angelica Bianco, biologa ricercatrice dell’IZS di Puglia e Basilicata, a cui ha rivolto alcune domande relative alla pubblicazione.

Dal suo lavoro viene evidenziata la presenza degli anticorpi diretti verso il Covid  negli animali d’affezione. L’uomo ha trasmesso il contagio agli animali?
Lo studio è stato condotto su animali di compagnia (cani e gatti) campionati nell’arco temporale 2021-2022. Per motivi etici il campionamento è anonimo e dal momento che il prelievo di sangue è stato effettuato per condurre principalmente indagini cliniche, nessun dato sulla eventuale esposizione al SARS CoV 2 è stato raccolto. Per tale ragione non possiamo conoscere se il contagio è avvenuto tra uomo-animale o animale-animale. Tuttavia, lo studio evidenzia la diffusione, seppure ridotta, del virus anche tra gli animali. Questo sottolinea l’importanza di un continuo monitoraggio per identificare l’eventuale emergere di nuove varianti.

Le varianti riconosciute sono state omicron e delta. Come avete riconosciuto la variante se avevate a disposizione solo gli anticorpi?L’identificazione della specifica  variante SARS CoV 2 è stata realizzata grazie alla collaborazione con i colleghi dell’IZS delle Venezie i quali hanno condotto test di siero-neutralizzazione. Si tratta di un test in vitro in grado di misurare la capacità degli anticorpi di neutralizzare i virus; nello studio sono state testati varianti delta e omicron del SARS-CoV-2.

Quale sarà il prossimo step della vostra ricerca?
Come già anticipato continueremo a testare i campioni di siero di piccoli animali di compagnia, con lo scopo di monitorare la diffusione del virus. In aggiunta è attivo un progetto volto alla identificazione di altri membri della famiglia Coronaviridae  (PanCoronavirus) su altro materiale biologico (tamponi respiratori/tamponi rettali) prelevati non solo da animali da compagnia, ma anche da animali da reddito e selvatici, ove possibile. Lo scopo ultimo è quello di monitorare i coronavirus circolanti e la diffusione degli stessi tra gli animali. L’obiettivo ultimo è salvaguardare la salute animale tanto quanto quella umana.

In questo lavoro avete collaborato con l’izs delle Venezie. Quanto è importante nell’ambito scientifico la collaborazione e perché?Personalmente ritengo che collaborare sia uno step fondamentale. Grazie alle collaborazioni nasce il confronto e da esso derivano strategie e approcci vincenti per raggiungere gli obiettivi. Penso che in qualsiasi ambiente lavorativo la collaborazione propositiva tra colleghi e più in generale tra enti dovrebbe esser incoraggiata.

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