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L’istruzione ha prodotto un gran numero di persone capaci di leggere ma incapaci di distinguere quello che merita di essere letto (George M. Trevelyan)

L’istruzione ha prodotto un gran numero di persone capaci di leggere ma incapaci di distinguere quello che merita di essere letto (George M. Trevelyan)

Non vi è dubbio che in Italia oggigiorno sia stato quasi totalmente estirpato l’analfabetismo. Tutto ciò è stato reso possibile dalla scuola dell’obbligo che arriva fino alla terza media inferiore.

Questo è certamente un bel traguardo, ma guai a pensare che ci si debba accontentare dei risultati raggiunti.

Infatti non basta saper leggere. Come dice bene la frase citata, che si riferisce a tanti decenni fa ma che è ancora valida, bisogna essere in grado di sapere cosa è meritevole di essere letto e cosa invece deve essere trascurato.

Tale considerazione diventa di estrema importanza oggi, perché con l’avvento di Internet e con l’esplosione dei social siamo ogni giorno subissati da parole, frasi, commenti e articoli di varia natura.

In questo ginepraio di cose da leggere è molto facile imbattersi in bufale, ossia in notizie inattendibili, che, se non vengono riconosciute, finiscono con il creare opinioni che possono rivelarsi totalmente sbagliate.

Ecco perché il mondo dell’istruzione deve affrontare questa nuova sfida – quella di sapersi orientare nel mare magnum delle informazioni – per distinguere il grano delle notizie vere e attendibili dal loglio delle falsità o delle inutilità.

Non è un’impresa facile, ma bisogna avviarla al più presto. Altrimenti – per rimanere nella metafora – si rischiano danni di proporzioni bibliche.

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