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“…tutti fino all’ultimo, alzarono la mano per approvare non soltanto la mia espulsione dal partito ma anche (e questo non me l’aspettavo) il mio allontanamento dagli studi” (Milan Kundera)

“…tutti fino all’ultimo, alzarono la mano per approvare non soltanto la mia espulsione dal partito ma anche (e questo non me l’aspettavo) il mio allontanamento dagli studi” (Milan Kundera)

“La discussione che seguì al mio intervento autocritico si svolse a mio svantaggio; nessuno prese le mie difese e alla fine tutti (erano circa un centinaio, e tra loro anche i miei insegnanti e i miei compagni più vicini) sì, tutti fino all’ultimo, alzarono la mano per approvare non soltanto la mia espulsione dal partito ma anche (e questo non me l’aspettavo) il mio allontanamento dagli studi”. (Milan Kundera)

Una peculiarità della letteratura, al pari di altre forme d’arte, consiste nell’avere un forte potere evocativo, che in taluni casi imprime nella propria memoria immagini forti e indelebili.
Nel romanzo “Lo scherzo” di Milan Kundera, ambientato nel socialismo cecoslovacco del dopoguerra, si narra la vicenda di un giovane e brillante studente universitario che manda per scherzo alla sua fidanzata una cartolina ironica nei confronti dell’ideologia imperante, sicuro che la ragazza ci avrebbe semplicemente riso su, come succede nei gesti goliardici.
Invece la ragazza prende sul serio il messaggio e lo passa ai funzionari di partito. Si innesca così un meccanismo terribile che porta il povero ragazzo ad essere espulso dal partito, di cui era un iscritto convinto, e dall’università. Diventa un reietto della società. La vita distrutta.
Di quel bel romanzo mi è rimasta impressa la scena che ho sopra riportato, in cui un centinaio di persone, all’unisono, alzano il braccio per sancire la doppia espulsione. Compresi i suoi amici di sempre, quelli più fidati.
Forse sembrerà strano, ma questa immagine mi è tornata alla mente allorquando, qualche giorno fa, ho visto le immagini relative alla rielezione a presidente della Repubblica popolare cinese di Xi Jinping. La votazione ha visto questo esito: duemilanovecentocinquantadue favorevoli, zero astenuti e zero contrari. Poi tutti ad applaudire.
L’unanimità, salvo casi rarissimi, è contraria alla democrazia ma è consona alle autocrazie. Quelle che prediligono un uomo solo al comando e tutti gli altri al suo seguito. Come utili idioti. E purtroppo questa constatazione finale non è uno scherzo.

 

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