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Ah, disse il mago, ormai siamo al punto che non vuoi più solo giocare con i numeri? Che vuoi sapere cosa ci sta dietro, conoscere le regole del gioco? …(Hans Magnus Enzensberger)

Ah, disse il mago, ormai siamo al punto che non vuoi più solo giocare con i numeri? Che vuoi sapere cosa ci sta dietro, conoscere le regole del gioco? …(Hans Magnus Enzensberger)

Ah, disse il mago, ormai siamo al punto che non vuoi più solo giocare con i numeri? Che vuoi sapere cosa ci sta dietro, conoscere le regole del gioco? Il senso del tutto? In sostanza poni gli stessi interrogativi di un vero matematico. 
(Hans Magnus Enzensberger)

Nel novembre scorso è venuto a mancare lo scrittore e saggista tedesco Hans Magnus Enzensberger. Pur essendo di formazione puramente letteraria ha scritto anche dei libri per bambini e adolescenti su temi scientifici. Probabilmente il più famoso è “Il mago dei numeri” da cui è tratta la frase citata.

La paura della matematica è probabilmente una delle più comuni fobie scolastiche conosciute. Le ragioni sono tante, ma la più importante di tutte è che questa disciplina viene insegnata male, escludendo quasi del tutto gli aspetti estetici della materia e puntando invece su procedure ed esercizi che finiscono con il disorientare lo studente. E tale errore, si badi, è nei programmi ministeriali stessi.

Bello sarebbe mettere in risalto quello che c’è dietro un concetto, che è quanto fa andare in visibilio un matematico appassionato. Continuare a propinare esercizi su esercizi, calcoli su calcoli sarebbe come continuare a fare analisi grammaticale e logica in italiano piuttosto che apprezzare un romanzo o una poesia.

“Il mago dei numeri” ha il pregio di esporre l’aritmetica innanzitutto con un approccio ludico, assecondando il proposito platonico di insegnare e di apprendere divertendosi, e, solo in un secondo momento arrivare a chiedersi il perché. E se si arriva a tale stadio allora un mondo meraviglioso si dischiuderà davanti agli occhi: un mondo fatto di numeri, di figure, di curve e di idee. Tutto quanto, insomma differenzia l’uomo dalla macchina. Con buona pace dell’Intelligenza Artificiale.

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