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Il cervello umano è insostituibile. Una verità che chi progetta cervelli elettronici è propenso a dimenticare (Primo Levi)

Il cervello umano è insostituibile. Una verità che chi progetta cervelli elettronici è propenso a dimenticare (Primo Levi)

Oggigiorno si sente sempre più parlare di Intelligenza Artificiale e della sua appendice fisica, la robotica, che stanno facendo progressi davvero impressionanti, al punto da avere un impatto sempre più invasivo nella vita di tutti i giorni. I campi di applicazione sono tra i più disparati, dalla domotica alla medicina. Persino la guerra utilizza in modo inquietante i loro sviluppi.

Eppure non bisogna mai dimenticare che l’aggettivo “artificiale” segna e segnerà una differenza abissale tra l’uomo e la macchina, e se si lascia a quest’ultima la gestione delle cose i rischi in cui si può cadere sono enormi.

Voglio qui ricordare due esempi personali. Da appassionato scacchista sono rimasto davvero sorpreso allorquando su Facebook ho visto tradurre automaticamente, a proposito di una brillante posizione di scacchi, il titolo “The move of day” in “Il trasloco del giorno”, invece di “La mossa del giorno”. Le tecniche di traduzione automatica sono da decenni oggetto di studi dell’Intelligenza Artificiale, ma ancora oggi si può assistere a strafalcioni del genere allorquando non è ben noto il contesto in cui si sta facendo la traduzione.

Il secondo esempio è sempre legato ai social. Qualche anno fa vidi nel Castello Aragonese la splendida mostra dedicata a Man Ray. Tornato a casa pubblicai, sempre su Facebook, alcune foto dell’esposizione. Ebbene, poco dopo fui bloccato dal noto social per 24 ore perché ritenne una delle foto messe come oscena. Il meccanismo automatico non aveva minimamente verificato, anche in questo caso, il contesto della pubblicazione ed il fatto che la foto fosse una famosa opera d’arte. Non oso immaginare quali implicazioni potrebbero avere in futuro situazioni di questo genere qualora si arrivi ad un trattamento improprio dei dati personali. Una persona potrebbe passare per quella che non è.

Ecco perché, nell’imbattermi nella lettura di un racconto degli anni Sessanta di Primo Levi, sono rimasto colpito dal valore profetico della frase del grande scrittore, su riportata.

L’attenzione deve quindi rimanere alta, ma per sdrammatizzare ricordo un altro aneddoto personale, allorquando, nei miei studi universitari sull’Intelligenza Artificiale, a proposito dei rischi di una traduzione impropria era riportato il seguente esempio: nel tentare di tradurre da una lingua in un’altra la famosa frase biblica “Lo spirito è forte ma la carne è debole”, il programma ”intelligente”  scrisse più o meno quanto segue: “Il whisky è forte e la bistecca è pronta”.

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