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“E i loro corpi riposino in pace. Il prete mosse ancora le labbra, veloce veloce, in silenzio… Paulette, immobile, ne seguiva i movimenti con lo sguardo (François Boyer)

“E i loro corpi riposino in pace. Il prete mosse ancora le labbra, veloce veloce, in silenzio… Paulette, immobile, ne seguiva i movimenti con lo sguardo (François Boyer)

“E i loro corpi riposino in pace. Il prete mosse ancora le labbra, veloce veloce, in silenzio… Paulette, immobile, ne seguiva i movimenti con lo sguardo.  Adesso tirerà fuori dalla manica un coniglietto – pensò per ridere.(François Boyer, “Giochi proibiti”)

Quand’ero adolescente conobbi una melodia dolcissima, suonata dalla chitarra. Si chiamava “Giochi proibiti”. Credo che la sentii per la prima volta da qualche amico apprendista chitarrista, e la risentii più volte in seguito, sempre con grande piacere. Venni a sapere era del chitarrista spagnolo Narciso Yepes, ma nulla più che ne giustificasse il titolo.

Qualche anno dopo, rientrando di sera tardi, accesi la Tv. Mentre ero distratto a consumare una cena frugale, sentii nuovamente questa melodia. Mi precipitai davanti allo schermo per vedere di cosa si trattasse. La Tv era ancora a valvole, tubo catodico e in bianco e nero. Con mia grande sorpresa scoprii che era l’inizio di un film. Cominciai a vederlo e l’attenzione fu totalmente calamitata dalla storia, amara e poetica.

Siamo nei primi anni della Seconda Guerra Mondiale. Una bimba, Paulette, assieme ai suoi genitori, sta fuggendo da Parigi assieme a migliaia di sfollati. Formano una lunga fila per strada. Ad un tratto, un’incursione aerea mette lo scompiglio. Una mitragliatrice fa fuoco. Muoiono i genitori di Paulette. Lei fugge inseguendo il cagnolino morto che galleggia sul fiume. È sperduta. Incontra casualmente un altro bambino, Michel, che la porta nella sua fattoria.

Senza voler raccontare tutta la storia, essa si sviluppa tra la rozzezza dei grandi, che sono in eterna combutta tra loro anche per piccole cose, ed il mondo dei bimbi. Un mondo che dovrebbe essere incantato. Ma c’è la guerra di mezzo, e quell’incanto è spezzato dalla realtà. Ed ecco che i due bimbi vanno a rubare le croci dal cimitero per metterle sulle “tombe” di animaletti morti e da loro seppelliti. Questo il loro gioco proibito. Un gioco poetico, straziante, contro l’assurdità della morte di ogni essere vivente. Eppure un gioco che vuole pensare alla vita fin dentro la morte, come la frase giocosa di Paulette in chiusura della citazione iniziale.

Poche settimane fa ho infatti scoperto che la casa editrice Adelphi ha tradotto e pubblicato il romanzo “Giochi proibiti”, opera prima dello scrittore François Boyer. Fu scritto nel 1947. Pertanto, il film era tratto da tale libro. Sulla copertina c’è la foto della piccola e incantevole protagonista del film: Paulette.

Non ci ho pensato due volte: ho comprato il libro e il dvd. Ho letto il primo ed ho rivisto il secondo, peraltro vincitore del Leone d’Oro al festival di Venezia nel 1952.

Mi sono commosso in entrambi i casi, anche se il finale del film differisce da quello del libro.

Non so se si sia trattato di una coincidenza, ma la pubblicazione del libro sembra essere estremamente pertinente con questi tempi di guerre assurde. E la voglia di pace – forte e poetica – che emana dall’opera, ancorché osteggiata dalla Storia, si eleva altissima nella Storia, a futura memoria.

Dopo cinquant’anni sono dunque riuscito a chiudere il cerchio con due capolavori assoluti, il romanzo e il film, ed una musica struggente, di quelle che ti accompagnano per tutta la vita.

Chiudo con un altro passo del romanzo, la cui poesia è in ogni passaggio: “Allora vide una lacrima cadere su un filo d’erba e scendere lentamente, come fosse un ruscelletto, come sulla guancia di una pazza… La lacrima creò una perla immobile ai piedi dello stelo verde e una formica venne a dissetarsi, poi se ne andò verso altri piaceri o altri dolori…”

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