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Raffaele Iacovazzo, il giornalista che ha attraversato il ’900 in nome della “conversanesità”
Raffaele Iacovazzo

Raffaele Iacovazzo, il giornalista che ha attraversato il ’900 in nome della “conversanesità”

Il ricordo di Maurizio Marangelli a sessanta anni dalla morte del giornalista a cui la giunta Bonasora intitolò una strada

di Maurizio Marangelli
Presidente Associazione Culturale “Oronzo Marangelli-La Voce del Mezzogiorno”

Conversano – Sessanta anni fa – il 4 agosto del 1962 – un male incurabile mise fine alla grande estrosità di Raffaele Jacovazzo. Aveva 60 anni il popolare “commendator” con talento, frequentazioni e conoscenze politiche, culturali, sociali raccolte in decenni di collaborazioni giornalistiche che hanno attraversato il ‘900. Componente di innumerevoli sodalizi, commissioni, organismi, Raffaele Jacovazzo è stato un giornalista completo: sapeva sintetizzare cronaca e cultura e comporre in tipografia, essendo agli esordi un tipografo autodidatta. Cronista autentico, per oltre quarant’anni è stato corrispondente da Conversano di quotidiani, periodici, riviste, a cominciare dalla “Gazzetta del Mezzogiorno”. Giovanissimo fu collaboratore del martire socialista Giuseppe Di Vagno: scriveva su “Puglia Rossa”, dirigeva le prime organizzazioni giovanili socialiste e sindacali. Per questo venne arrestato nella giornata dello sciopero generale del 25 febbraio 1921 e subì una detenzione lunga due anni. Ha conosciuto colleghi di alto profilo come Di Crollalanza, Gorjoux, Viterbo, Roppo; ha frequentato nella capitale corsi di scuola di giornalismo. Anche Renato Angiolillo, quando fonda “Il Tempo”, viene a Conversano e gli chiede disponibilità per un trasferimento a Roma da poco liberata dai tedeschi. Ma Raffaele Jacovazzo declina sempre questi inviti nel solco della “conversanesità” prima di tutto: continuerà da corrispondente di provincia a descrivere minuziosamente gli avvenimenti locali. E dobbiamo solo a lui le uniche testimonianze su tanti eventi della nostra storia, come il racconto di tre inaugurazioni: il monumento ai caduti, l’acquedotto, la cattedrale. In “Almanacco Pugliese 1929” ospita scritti di giovanissimi studiosi e giornalisti che sarebbero diventati celebri: il preside Vernaleone, Alfredo Violante e Paolo Magrone. Fondamentale il suo ruolo nella costruzione del Villaggio del Fanciullo e nell’indirizzare in iniziative benefiche di aiuto alle famiglie più bisognose, bambini e orfani i soldi offerti dai primi nostri emigranti tornati a Conversano dagli Stati Uniti nell’immediato dopoguerra con il nostro paese devastato dal conflitto. In quegli anni così difficili, eppure esaltanti per la ricostruzione della nazione, organizzava insieme a Bernardino Murro treni speciali per consentire di visitare la “Fiera del Levante”, simbolo dell’innovazione e dello sviluppo. Raffaele Jacovazzo sostiene mio padre, Oronzo Marangelli, nella sua passione per il giornalismo sin da quando era liceale: nelle sue corrispondenze descrive le prime iniziative studentesche promosse da mio padre – liceale liberale – per Trieste. Era il decano della stampa locale e per questo mio padre lo volle accanto a sè come vice direttore quando nel 1961 fonda “La Voce Pugliese” dove lo ricorda con queste parole.

“Anima vivificatrice di ogni conversazione, ingegno vivace, brillante e di notevole cultura, frutto più che di studi di forte volontà, adoperò la sua penna, divenuta col tempo anche forbita, ad illustrare uomini e avvenimenti locali passati e presenti e trattò da esperto pubblicista, senza acredine, ma anche senza paura, la cronaca e la politica cittadina. Entusiasta delle tradizioni, dei monumenti, dei ricorsi storici di Conversano, fu sempre all’avanguardia di ogni movimento inteso a valorizzare la nostra città”. Nell’orazione funebre che tenne davanti alla Cattedrale, Oronzo Marangelli lo salutò dicendo: “Più che amico mi sei stato padre, consigliere e mi hai insegnato i primi rudimenti dell’arte del giornalismo. Nel ricordo della tua nobile figura e opera continueremo a combattere con la penna cercando di imitare il tuo luminoso esempio”.

Mio padre, compagno di memorabili bevute, si considerava il suo discepolo. Un legame particolare che oggi l’Associazione Culturale “Oronzo Marangelli-La Voce del Mezzogiorno” intende rinnovare onorando la memoria di Raffaele Jacovazzo. Ma occorre realizzare un lavoro di ricerca e di raccolta di documenti e testimonianze per recuperare pezzi di storia del nostro paese.

Il funerale di Raffaele Iacovazzo. In primo piano, al lato del feretro, Oronzo Marangelli che pronunciò l'orazione funebre per salutare il suo "maestro"

Il funerale di Raffaele Iacovazzo. In primo piano, al lato del feretro, Oronzo Marangelli che pronunciò l’orazione funebre per salutare il suo “maestro”

 

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