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Può un paese come Conversano ridurre il suo dibattito ad eventi e manifestazioni nel centro storico?

Può un paese come Conversano ridurre il suo dibattito ad eventi e manifestazioni nel centro storico?

E’ una questione anche di natura fisica. In città, mentre la quotidianità dei cittadini riserva sorprese non sempre positive e tante difficoltà, una élite di persone disquisisce sugli eventi culturali, sui costi per la comunità e sulle ricadute economiche che riguardano i commercianti del centro storico. Una discussione troppo settoriale e per nulla rispondente alle esigenze di una città intera.
E un dibattito che, anziché elevarsi e alzare l’asticella dal punto di vista qualitativo, fa emergere i sentimenti di pancia, di rivalsa e di una campagna elettorale che, finita formalmente nel settembre 2020, continua con i suoi toni a tenere lontano il ragionamento, la visione e la prospettiva. C’è qualcuno che osa mettere in dubbio un evento o una installazione nel centro storico? Si sentono da lontano le risposte di chi grida e accusa il malcapitato, o la malcapitata, di tradimento della città. Una condizione ideale per bloccare il paese nel suo provincialismo, cosa che sta condizionando l’intero territorio pugliese così come su La Gazzetta del Mezzogiorno ha puntualizzato il direttore Oscar Iarussi.  Ma, al netto delle grida di chi goffamente cerca di soffocare un dibattito invece salutare per tutti, va puntualizzato qualche episodio sul quale è bene non si perda memoria. E cercare di capire con un ragionamento se e quali vantaggi ci sarebbero per la comunità.
Comincio dalla manifestazione che si è tenuta a Conversano e che ha visto la presenza di alcuni chef stellati, invitati dal titolare del ristorante Pashà e di giornalisti di testate importanti. Con l’obiettivo di un’operazione di marketing territoriale per far conoscere la città attraverso il suo prodotto tipico quale la ciliegia. L’intenzione era buona, il risultato va valutato con attenzione. Nei due giorni di presenza gli chef stellati e i giornalisti sono stati accolti con tutti gli onori, ed è giusto così. Hanno visitato i nostri monumenti, hanno fatto colazione in villa Garibaldi su un tavolo imbandito al centro della villa mentre i passanti guardavano increduli, hanno cenato nella splendida cornice del castello di Marchione con i pochi invitati ammessi. E in cambio? Hanno cucinato qualcosa a base di ciliegie, si sono ripromessi di preparare nei propri ristoranti piatti a base di “oro rosso” e hanno promesso di adottare in maniera permanente un albero. Tutto qui? Si, tutto qui. Come fare per valutare l’impatto di questa iniziativa costata un bel pò di denaro pubblico e cofinanziata da privati? Con quali parametri e indicatori? Su questo argomento, quello della valutazione ‘ex ante’ ed ‘ex post’ nessuno parla. Un silenzio assoluto che denota l’incapacità di dare risposte reali all’effimero delle iniziative. Per la festa delle ciliegie e per l’ospitalità di chef e giornalisti, il Comune di Conversano ha affidato 45mila euro all’associazione Kruger, presieduta dal titolare del ristorante Pashà, tra contributi e servizi. Tutto ciò è successo nei giorni in cui i più grossi commercianti di ciliegie avevano deciso di sospendere per qualche giorno il ritiro del frutto dai piccoli e medi produttori. Una contraddizione in fatti e termini che esalta ancora di più l’incapacità di tenere insieme le cose. Può una comunità mettere sotto il tappeto i problemi dei produttori e, allo stesso tempo, organizzare una manifestazione elitaria con il loro prodotto? Aprire una discussione e fare proposte alternative su questo argomento è lecito, oppure si può essere tacciati di essere nemici della città, come qualche buontempone blatera?
Ma, al netto di discussioni sulle manifestazioni e sulla loro capacità di incidere, quali altre discussioni vengono alimentate in città? Ahimè, nessuna! Un silenzio assordante anche su dati preoccupanti e che riguardano la popolazione: il movimento politico Quark ha evidenziato quelli che riguardano una riduzione degli under 35 a Conversano, negli ultimi dieci anni, di ben ottocento unità. Una catastrofe in termini di perdita di freschezza, conoscenza ed energia della comunità intera. La pubblica amministrazione non ha proferito parola, l’associazionismo men che mai, i sindacati totalmente silenti. Non è questo un tema del quale discutere? E perché non può essere il Consiglio Comunale ad occuparsene, dibattere e fare proposte?
Un ultimo esempio, ce ne sarebbero tanti di più che svilupperemo nei prossimi giorni, è dato dalle cosiddette Zes (Zone economiche speciali). L’amministrazione comunale nel 2019 aderì alla Zes con i comuni di Noicattaro e Rutigliano. Si tratta di un  riconoscimento che consentirebbe agli imprenditori delle zone annonarie di vedersi sollevati dal pagamento di oneri riguardanti il costo del lavoro, una misura non di poco conto. Le notizie in nostro possesso sono relative ad una presa di posizione della Regione che avrebbe rivisto il primo approccio che ci vedeva premiati, volendo consentire ad un territorio molto più ampio l’ingresso nelle zone economiche speciali. Chi parla di questa vicenda? Chi va in Regione per sollecitare risposte ed esigere quanto dovuto agli imprenditori delle zone produttive? Non è un argomento degno di nota?
Una cosa è certa: non si può ridurre il tutto nell’organizzare eventi. Piacciono anche a me e ne organizzo alcuni anch’io, con passione, con l’associazione che edita il nostro giornale. La città è tanto altro, è economia, studio, trasformazione urbanistica di cui nessuno più parla. Per cui vanno bene Le Vibrazioni e la loro musica (ci sarò anch’io a far parte del numero degli spettatori non paganti, data la gratuità dell’evento), ma convinciamoci che Conversano “va rivoltata come un calzino”.
E mi riferisco alle ciliegie, al loro mercato e alla loro vera valorizzazione, al comparto industriale (mi riferisco a quello di via Castellana) che produce innovazione e valore aggiunto più di ogni altro, a quello sociale che ha bisogno di una visione che vada oltre coloro che regolano contributi. La molteplicità delle problematiche non è negoziabile e necessita di competenze e della voglia di superare sempre di più la famosa asticella.
Per cui coloro che continuano a non capire quanto importante sia affrontare tutto senza pregiudizio e superficialità (a volte si tratta più di tifosi che degli stessi protagonisti della vita pubblica), cerchino di fare uno sforzo di ingegno. Anche il rancore, ben gestito, potrebbe portar loro sollievo. Ed è chiaro che, nonostante la tendenza a sottovalutare tutte le istanze, zittire chi cerca di ragionare sarà difficile. Anzi, impossibile.

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2 commenti

  1. Gianluigi carissimo, prima di arrivare a disquisire magari personalmente su quanto giustamente hai scritto, vorrei porti una domanda che va a ritroso di circa 25 anni, doverosa, e se la memoria nn mi fa difetto facevi parte della giunta in quell’amministrazione, riguardo l’elezione (giustamente ottenuta perché, invitati, nessuno di Conversano, sindaco in primis, presenzio’ in provincia per la questione in merito) da parte di Turi a capitale della ciliegia “Ferrovia”.

  2. Scusami, ho cliccato invia…
    La domanda è, in virtù di quanto sopra è perché protestare oggi per le mancanze, negligenze, incompetenze di ieri? Ricordi per caso le cifre (enormi) per Bregovic e Buena Vista Social Club? E comunque hai ragione sulle colazioni sulla villa, davvero di cattivo gusto, meglio quelle a base di spigole, versione underground…
    Continuiamo a guardare il granello di sabbia nell’occhio…..

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