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Tra un fiore colto e l’altro donato l’inesprimibile nulla. (Giuseppe Ungaretti, “Eterno”)

Tra un fiore colto e l’altro donato l’inesprimibile nulla. (Giuseppe Ungaretti, “Eterno”)

È in pieno svolgimento la rassegna “Borgo in fiore”, ricca di iniziative e di eventi. Coprirà gran parte della primavera che, notoriamente, è la stagione della rinascita della natura. E il suggello di tale rinascita è senza dubbio il fiore.

La fioritura, con l’esplosione delle sue iridescenze, mette di buon umore ed invita ad uscire e a socializzare.

Ma i fiori, oltre alla loro oggettiva bellezza estetica hanno anche una beltà estatica, al punto che diventano lo strumento privilegiato di intenzioni cariche di significati, emotivi e simbolici.

La poesia, che è la forma artistica più di tutte capace di esprimere il sentire umano, è piena di versi che fanno riferimento ai fiori.

In questo caso ho voluto riportare questa breve ma intensa lirica di Ungaretti, che con pochi versi racchiude le due azioni più comuni che noi compiamo con i fiori – cogliere e donare – che poi sono quanto di più bello possa fare un uomo in senso lato, avendo da un lato a che fare con la natura, da cui cerchiamo di cogliere la bellezza, e dall’altro i suoi simili, nei confronti dei quali il dono è l’atto più alto.

Che poi tra questi gesti si insinui il nulla e la sua ineffabilità poco importa: meglio riportare lo sguardo e l’attenzione sul fiore e sui suoi colori. La promessa di eternità sta tutta lì.

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