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Borgo in fiore, il “melius abundare” non sempre si dimostra un criterio lungimirante. La vertigine della mescolanza
Candida Detoma

Borgo in fiore, il “melius abundare” non sempre si dimostra un criterio lungimirante. La vertigine della mescolanza

Nel  ricchissimo, variopinto, eterogeneo programma di “Borgo in fiore”, 36 tra associazioni, cooperative, ensembles musicali, artisti,  scuole paritarie  saranno  protagonisti di oltre 80 iniziative in 60 giorni (a Procida capitale della cultura ne sono previste 150 in 300 giorni)…… Un succedersi senza soluzione di continuità di eventi tra  natura, sport, arte, cultura, musica, laboratori, benessere, gastronomia, in cui sembra esserci solo l’imbarazzo della scelta, anzi la difficoltà della scelta rispetto a tanta frenetica attività.
Sicuramente, si dirà, è un fatto positivo, vuol dire che Conversano è un centro vitale, vivace, effervescente, non ripetiamo da secoli “melius abundare…” E allora?
Eppure, leggendo quel fittissimo programma – si arriva alla fine con un certo fiatone – si è colti da una sorta di stordimento, da un certo smarrimento, come quando ci si avventura in un intricato labirinto, in cui è impossibile cogliere una via maestra e manifesta.
Mi perdonerà Paul Valery se prendo in prestito dal suo “Il problema dei Musei”, portandola “altrove”, l’espressione “vertigine della mescolanza” e me ne servo per descrivere la sensazione di cui parlo, una percezione di estrema frammentarietà, che non trova un proprio punto aggregatore che lo renda coerente e coeso, finalizzato. L’affastellarsi di interventi e manifestazioni sembra obbedire alla sola logica di un continuo consumo di immagini parziali, autoreferenziali, destinate, questo il rischio, a non lasciare tracce di sé.
Peccato perché la “vertigine” rischia di ingoiare alcune perle (senza sminuire alcuno) di opacizzarne la luce che in tanta sovrabbondanza, non organizzata intorno ad un focus preciso, rischiano di andare “perse”. La calendarizzazione è solo una parte, non certo la più significativa, di un’azione amministrativa il cui fine non può essere quello di “spargere” in modo eterogeneo, accontentando, per un verso,  i differenti “gusti” del pubblico e procacciandosi, per un altro, il “consenso” della miriade di associazioni operanti. Se cultura, bellezza, creatività devono entrare in modo permanente nel tessuto di una comunità bisogna pensare ad esse in modo strutturale e quindi organizzarle intorno ad idee precise, capaci, e questo è fondamentale, di farsi progettazione seria, mirata, in grado di leggere, orientare, costruire una precisa identità che differenzi e caratterizzi e distingua in modo permanente l’offerta culturale e turistica di questa città, forse a cominciare dalla stessa “intitolazione” (basta digitare “borgo in fiore” in Internet e compaiono città, paesi, borghi sparsi un po’ ovunque),  dalla miriade di altre in Italia.  Il “melius abundare” non sempre, dunque, si dimostra un criterio lungimirante o per lo meno non il solo.

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