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Io riesco a pensare a tutto restando immobile dentro, mentre intorno a me tutto si muove. (Joseph Zoderer)

Io riesco a pensare a tutto restando immobile dentro, mentre intorno a me tutto si muove. (Joseph Zoderer)

Alla fine degli anni Ottanta andai a lavorare ad Ivrea, all’Olivetti, che all’epoca era all’apice della sua gloriosa storia, grazie all’avvento del personal computer e contendendo all’Ibm il mercato mondiale dei calcolatori da tavolo.

Pur essendo Ivrea una cittadina di piccole dimensioni – come Conversano -  la presenza dell’Olivetti faceva di quel luogo il crocevia di persone provenienti da tutto il mondo. Si respirava ancora quell’atmosfera di innovazione del mondo del lavoro, con la massima attenzione al benessere della persona, che era stato in modo rivoluzionario introdotto anni addietro da Adriano Olivetti.

Tutto ruotava in positivo attorno all’azienda, compresa l’organizzazione di attività extra lavorative. Fu partecipando ad una di quelle che mi ritrovai una domenica d’inverno a Gressoney, in Valle D’Aosta, per fare per la prima volta in vita mia sci di fondo. Ricordo ancora adesso l’impressione fortissima che ebbi, uomo del Sud, quando mi trovai circondato totalmente da un paesaggio innevato.

Ma la cosa che più mi impressionò fu quando mi trovai a costeggiare sulla la pista un torrente. Ebbene, dato che a quelle altezze la temperatura era sotto zero, assistetti ad uno spettacolo inedito e affascinante. Vedevo scorrere l’acqua del ruscello, impetuosa sotto il ghiaccio, senza far rumore alcuno.

Fu questo il motivo per cui, anni dopo, trovandomi in libreria, dopo averlo scorto casualmente su uno scaffale, acquistai il romanzo di Joseph Zoderer, “Il silenzio dell’acqua sotto il ghiaccio”. Non conoscevo l’autore ma nel titolo condividi – riesumandola e rivivendola – quell’emozione di tanti anni prima.

Da quel romanzo ho riportato la frase iniziale che riflette acutamente sul fatto che il baricentro del nostro essere è l’attività del pensiero, da cui tutto parte e tutto finisce. Anche questo piccolo articolo…

E da matematico non posso non concludere citando Renato Cartesio e il suo celeberrimo “Penso, dunque sono”.

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