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Chiara Candela: “Faremo il tifo per Conversano Città della Cultura 2024 ma è stata ignorata la forza della comunità”
Da sinistra: Chiara Candela, Giuseppe Lovascio, Silvio Maselli, Monica Filograno, Luca Palazzo durante l'incontro su Conversano Città della Cultura 2024 organizzato dal movimento Conversano Bene Comune

Chiara Candela: “Faremo il tifo per Conversano Città della Cultura 2024 ma è stata ignorata la forza della comunità”

L’intervento della segretaria del movimento Conversano Bene Comune

Conversano – Che ieri era il 19 ottobre ce ne siamo accorti, oltre che per le nostre agende di vita e lavoro, anche  leggendo i comunicati entusiasti e orgogliosi di città come Vicenza, Viareggio, Siracusa, Capestrano, e altre, che hanno inviato al Mibac la pec con il dossier di candidatura a Capitale italiana della Cultura 2024, il più delle volte dopo averlo presentato e condiviso con cittadine e cittadini. Niente di tutto questo è avvenuto a Conversano.
All’1,30 di notte poi, dopo una giornata di assoluto silenzio da parte dell’amministrazione e del comitato promotore ma, quel che è più grave, nella totale indifferenza della comunità, la conferma che anche Conversano ha presentato il suo dossier di candidatura.

Bene. Siamo certi che sia stato presentato un dossier ben fatto e curato nei minimi dettagli.
Ma la candidatura non è un documento, anche se ben scritto.
Il 27 agosto scorso, nel dibattito pubblico che il gruppo Conversano Bene Comune ha promosso sul tema (costringendo quasi l’amministrazione comunale ad uscire in gran corsa con una delibera di giunta che accoglieva la costituzione di un comitato promotore con allegata manifestazione di interesse), ci siamo salutati augurandoci ben altro per Conversano.
Il 27 agosto abbiamo in molti condiviso, presente il sindaco, con orgoglio e consapevolezza che la candidatura fosse una sfida certo, ma anche una grande opportunità e abbiamo tutti convenuto (sindaco in primis) di poter raggiungere, già con la preparazione del dossier, “l’ambizioso obiettivo di realizzare nella Città una grande alleanza, sociale e istituzionale, nel nome della Cultura e della nostra Storia”, rappresentando ciascuno di noi un “moltiplicatore di bene comune” (per dirlo con le parole del presidente della Fondazione Di Vagno, avv. Gianvito Mastroleo).
E dopo quell’unico momento pubblico sul tema della candidatura, dopo quel momento davvero molto partecipato finalmente dopo molti mesi di distanziamento sociale, abbiamo seguito con sincero interesse quanto il gruppo di lavoro avesse da proporre alla città.
Ma tre incontri di Urbi et Norba per poco meno di una trentina di referenti di aziende ed associazioni, 
e tre incontri  di Eco_Logiche per una ventina di giovani, insieme ad un’attenzione eccessivamente timida per le prestigiose istituzioni scolastiche presenti a Conversano, e ad un’eccessiva enfasi data al tardivo e illusorio (se pensiamo che con le stesse persone il sindaco non riesce ancora ad intavolare un discorso sull’individuazione di un sito alternativo a Martucci dopo 40 anni, dando così modo alla Regione di dirsi quasi costretta a riaprire le vasche) coinvolgimento dei sindaci dell’area metropolitana il 5 ottobre, nel sostegno comune alla candidatura,
tutto questo non è il lavoro quotidiano e continuo che avevamo auspicato,  tutto questo non fa della partecipazione un metodo,  né consente di dire che la comunità sia in alcun modo stata chiamata a costruire e sostenere la candidatura.
Persino i consiglieri comunali hanno dovuto sollecitare un’informativa del sindaco (reticente che al solito) nell’ultimo consiglio comunale tenutosi a fine settembre.
Insomma, se tutta la città doveva essere chiamata a stringersi intorno al comitato promotore (la cui composizione, va detto, pur nel rispetto delle esperienze e competenze di ciascuno dei componenti, non ne ha certamente favorito riconoscibilità e percezione di presenza in città), se si doveva partecipare ad un lavoro corale per una visione che non valesse PER il 2024 ma DAL 2024, noi e la stragrande maggioranza di cittadini e cittadine conversanesi non ce ne siamo davvero accorti.
E non crediamo che un set fotografico di un paio d’ore in Pinacoteca basti a costruire intorno al dossier di candidatura un sistema territoriale integrato, fatto di soluzioni per la rigenerazione delle periferie, per la mobilità sostenibile, per i collegamenti e le connessioni materiali e immateriali con le persone e le città dell’area metropolitana, e fatto anche di una visione di cambiamento partecipato e sostenibile.
Senza il coinvolgimento reale del territorio non c’è potenziale turistico e culturale che tenga.
Faremo naturalmente il tifo per Conversano, auspicando che al 18 gennaio sia tra le 10 su 24 città selezionate, e che a marzo 2022 Conversano possa avere la sua ora di audizione innanzi alla commissione valutatrice, ma dobbiamo con molta onestà dire che anche in questa occasione l’amministrazione sta facendo a meno della forza di comunità, quella che consideriamo il vero fattore vincente, ovviamente non solo per questa candidatura.
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