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La disabilità non è un limite. Ciccio Magistà: “Ho praticato calcetto, nuoto, basket e adesso tennis in carrozzina”

La disabilità non è un limite. Ciccio Magistà: “Ho praticato calcetto, nuoto, basket e adesso tennis in carrozzina”

A colloquio con l’avvocato conversanese impegnato in tornei di tennis

di Liliana Lovecchio e Chiara Pagnozzi

Conversano - Lo sport e la disabilità si incrociano sempre di più. Non solo sono stati abbattuti tabù che duravano da troppo tempo ma questo è il momento in cui proliferano tornei, incontri, paralimpiadi, campionati del mondo che vedono competere cittadine e cittadini con disabilità capaci di incredibili performance.
L’avvocato Ciccio Magistà respira la “polvere dei campi” da quando aveva 8 anni. E con lui abbiamo parlato dell’esèerienza di decenni e dell’attuale passione per il tennis in carrozzina.

Come ti sei avvicinato al mondo dello sport?
Pratico sport praticamente da quando avevo 8 o 9 anni, ricordo le partite di calcetto nel campetto dell’oratorio della chiesa Madonna del Carmine poi al seminario, per finire al Circolo Sportivo “S.p.A.” Una breve esperienza con il nuoto e poi con il basket in carrozzina nell’Astra Bari sino al 2006.  

Da quanto tempo pratichi tennis in carrozzina?
Pratico tennis in carrozzina dal 2017, epoca in cui, insieme all’associazione ConLoro, ASBI Puglia di cui Ketty Lepore è referente territoriale e il C.T. Giannoccaro di Monopoli con il presidente dell’epoca Gianni Lenoci,  decidemmo di promuovere questo progetto.

Perché hai scelto il tennis?

Sin da piccolo ho provato a praticare diversi sport. In verità non ho scelto io il tennis, ma il tennis ha scelto me. Con ASBI (Associazione Italiana Spina Bifida), nel 2015, durante un campo estivo a Varese, dedicato ad attività sportive e ludiche finalizzate all’autonomia delle persone con disabilità, una delle attività previste era il tennis in carrozzina, io ero lì come osservatore perché mi piaceva l’idea di poter replicare qui in Puglia quella interessante e stimolante attività nel nostro territorio. Sul campo avevano diverse carrozzine da tennis e così,  quasi per scherzo, cominciai a palleggiare con gli istruttori, dopo pochi colpi istruttori e altri atleti in Carrozzina mi consigliarono di avvicinarmi a questa disciplina perché, secondo loro, avevo un buon braccio ma mi mancava l’allenamento e la padronanza della carrozzina. Il tennis è una disciplina eccezionale perché ti mette davanti ai tuoi limiti, le tue paure e serve tanto autocontrollo e concentrazione, in pratica il primo vero avversario sei te stesso, poi il campo, la rete, la pallina e in ultimo l’avversario. Insomma uno sport che definirei  introspettivo.

Quali benefici ne hai tratto tu?

Molteplici. Maggiore capacità di concentrazione sul lavoro, una migliore capacità di organizzazione della giornata, maggiore mobilità e forza fisica, paradossalmente mi sento più stanco quando non mi alleno.

Quali sono i tuoi consigli?

Francamente non ho particolari consigli da dare. Lo dico perché penso che ci debba essere una fortissima motivazione interiore per praticare sport costantemente, purtroppo non è semplice, soprattutto per le persone con disabilità. Posso solo consigliare di avvicinarsi ad organizzazioni che hanno una progettualità e professionalità in questo settore, io sono stato fortunato.  Mi piace l’opportunità di condividere che finalmente, oggi praticare sport per persone con disabilità non è impossibile ma lo si può fare solo se lo si vuole veramente. Se sei determinato e costante nell’allenarti arrivano i risultati, anche agonistici e quindi, grazie allo sport puoi apprezzare posti nuovi e conoscere nuove persone, mi sembra da ottimo stimolo.

Perché ha scelto uno sport individuale anziché uno di squadra?
Perché ritengo che tutti gli sport individuali, ed in particolare il tennis, ti costringano a fare i conti con te stesso, quando sbagli non puoi prendertela con il compagno di squadra, se giochi male non puoi dare la colpa all’allenatore, in poche parola ho sempre sfidato me stesso e adesso continuo a farlo con il tennis. Poi  mi piace l’aria che si respira sul campo da gioco e il rumore della pallina che impatta le corde della racchetta. Chiaramente alla mia età è anche un buon compromesso con la mia vita oltre lo sport, avendo un lavoro, una famiglia e diversi impegni il tennis è gestibile con tutto il resto.

Tu hai raggiunto un ottimo risultato agonistico
Il vero risultato è quello di essere riuscito ad allenarmi con una certa costanza e aver recuperato il braccio destro da una lesione al tendine.

Il progetto dello sport con disabilità, potrebbe iniziare a prendere forma ed essere introdotto nelle scuole?
In verità lo scopo principale, era ed è quello di promuovere attività di sensibilizzazione e formazione nelle scuole, in particolare elementari e medie, nei centri di riabilitazione e aggregazione. Con l’Associazione ConLoro e tutti gli altri partners di progetto avevamo già immaginato questo tipo di attività ma il Covid ha complicato tutto. Speriamo tutti di poterle realizzare nei prossimi mesi, anche il C.T. Giannoccaro e i maestri della federazione Tennis hanno dato disponibilità su questa progettualità.

Quali potrebbero essere le politiche pubbliche a Conversano per incentivare questa pratica sportiva?
Per Conversano immagino innanzitutto una progettazione seria e puntuale per l’abbattimento delle barriere architettoniche nei contenitori sportivi,  anche scolastici, poi diverse attività di formazione ad insegnanti ed educatori. In questo senso Conversano potrebbe dotarsi di un parco ausili sportivi da destinare alle scuole per far provare l’esperienza dello sport ai più piccoli con disabilità.  Per questo esistono fondi pubblici a cui attingere.

 

Al centro Ciccio Magistà

Al centro Ciccio Magistà

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