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Conversano si candida a “Capitale italiana della cultura 2024″, serve unire il paese e lavorare per raggiungere l’obiettivo
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Conversano si candida a “Capitale italiana della cultura 2024″, serve unire il paese e lavorare per raggiungere l’obiettivo

La Città di Conversano è tra le 24 città che concorreranno per l’assegnazione del titolo di “Capitale della Cultura 2024” da parte del Ministero. Una grande suggestione sta attraversando le corde dell’orgoglio, dell’identità e della nostra storia. Al momento si tratta solo di un’istanza di partecipazione ad un bando presentata dal Comune di Conversano, adesso c’è bisogno di costruire l’impianto e far emergere le motivazioni di tale richiesta accompagnate da un’idea complessiva e da una visione fino ad arrivare ad un sogno realizzabile.
Non nascondo la convinzione che questa occasione potrebbe rappresentare la svolta nelle politiche pubbliche e nel coinvolgimento dei privati in un progetto che, se supportato dalla voglia di tutto il paese di fregiarsi di un titolo simile, potrebbe far fare quel salto di qualità di cui parliamo da almeno due decenni continuando, a volte, a vivere di ricordi e rendita. Che prima o poi finisce.
Nel giro di qualche mese il Ministero valuterà i progetti delle 24 città e, attraverso il giudizio di sette grandi esperti, decreterà la “Capitale italiana della Cultura 2024“. Valutando la sostenibilità del progetto, la visione, le infrastrutture già esistenti, il patrimonio storico, il sistema di welfare culturale. Stando a queste caratteristiche che dovranno rappresentare lo scheletro del progetto a farsi, preliminarmente c’è bisogno di due elementi o, meglio, volontà: la disponibilità di tutte le articolazioni della città, la chiamata al lavoro da parte dell’amministrazione comunale che d’ora in poi dovrà dimostrare visione tralasciando comportamenti lontani dal raggiungimento di un simile obiettivo.
E’ importante nominare un gruppo di lavoro con personalità capaci di leggere il territorio, sintetizzarne le peculiarità e potenzialità e coinvolgere la città intera. E tra queste personalità “scientifiche” scegliere una coordinatrice/coordinatore che possa lasciare un segno così come fece il dott. Paolo Verri che fu determinante nella scelta di Matera capitale europea 2019. E non è un caso se Saluzzo e terre del Monviso si è candidata a Capitale della Cultura 2024 chiamando proprio Verri a coordinarne il progetto.
La nostra comunità dovrà scegliere alcune parole chiave a cominciare da quella che presuppone l’unità, che non è commistione o inciucio bensì rappresenta il prodromo per lavorare in serenità e senza le polemiche gratuite che vanno dal “pensate prima a pulire le strade” al “ci sono ben altri problemi prima che interessarsi di cultura“. Che le strade debbano essere pulite sempre è scontato ma che un’occasione del genere debba esaltare le nostre cose migliori è doveroso.
Conversano non parte da zero ma ci sono tante situazioni sulle quali intervenire, e questa potrebbe essere l’occasione. Le criticità sono la mancanza di imprese culturali (c’è solo una cooperativa ma strettamente dipendente dai contributi pubblici), la mancanza di una gestione imprenditoriale del sistema museale gestito negli ultimi venti anni solo come luogo dove recarsi ma con pochissime produzioni al proprio attivo, la mancanza della messa a sistema di tutto il patrimonio rurale da ultimo sfregiato anche dai famosi “tendoni” che stanno sostituendo gli uliveti, la mancanza di un sistema bibliotecario integrato tra istituzioni pubbliche (Biblioteca Comunale, Archivio storico comunale, Comunity Library di recente istituzione, Biblioteca diocesana).
I punti di forza, invece, sono la presenza delle scuole di ogni ordine e grado e l’immenso e straordinario patrimonio storico e architettonico del quale bisogna fare tesoro.
Sarà dura spuntarla ma le utopie vanno perseguite. E lo si deve fare senza escludere il “popolo” da questo processo di costruzione di una suggestione. “Conversano Capitale Italiana della Cultura 2024” deve diventare patrimonio di tutti.
Se sapremo come comunità essere uniti, al di là delle salutari differenze, e sapremo presentare un progetto dopo un ordinato e utile coinvolgimento del “popolo” in tutte le sue componenti (Istituzioni quali la Città Metropolitana, le fondazioni, le associazioni e centri studio, gli istituti bancari, le imprese, le istituzioni culturali, i giovanissimi e i giovani, ecc…).
Adesso è il momento dell’istituzione comunale che deve saper dare ordine a questo traffico. Spero lo faccia guardando alla luna e non alla punta del proprio naso. C’è tanto capitale umano (in carne ed ossa) pronto a raccogliere gli inviti al lavoro.
Conversano potrà diventare “Capitale Italiana della Cultura 2024” o potrà non diventarlo, ma se avrà avviato questo tipo di lavoro avrà vinto in tutti i casi perché si sarà dotata di visione, di idee, di progetti. Perché poi per poterli realizzare le risorse economiche ci sono, come sempre.

 

L’elenco delle città che hanno presentato la domanda per il 2024:

Ala (Trento); Aliano (Matera); Ascoli Piceno; Asolo (Treviso); Burgio (Agrigento); Capistrano (Vibo Valentia); Chioggia (Venezia); Cittadella (Padova); CONVERSANO (Bari); Diamante (Cosenza); Gioia dei Marsi (L’Aquila); Grosseto; La Maddalena (Sassari); Mesagne (Brindisi); Pesaro (Pesaro e Urbino); Pordenone; Saluzzo (Cuneo); Sestri Levante (Genova); Siracusa; Unione Comuni Montani Amiata Grossetana (Grosseto); Unione Comuni Paestum-Alto Cilento (Salerno); Viareggio (Lucca); Vicenza; Vinci (Firenze).

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