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W la Festa della Liberazione dal nazifascismo, il nostro 25 aprile senza Rino Ranieri e Franco Liuzzi
Franco Liuzzi e Rino Ranieri

W la Festa della Liberazione dal nazifascismo, il nostro 25 aprile senza Rino Ranieri e Franco Liuzzi

Oggiconversano vuole ricordare il 25 aprile 2021 con una lettera del partigiano Peppino Lorusso e un discorso di Sandro Pertini

Conversano – Sarà una festa della Liberazione dal nazifascismo diversa, per la pandemia e le restrizioni, per le “pesanti assenze” di alcuni degli storici protagonisti di questa giornata che da settantasei anni è diventata l’inno alla libertà di chi seppe donarcela con il proprio sacrificio.
Questo sarà un anno particolare per il 25 aprile a Conversano. Due tra coloro che storicamente lo hanno sempre rispettato e onorato ci hanno lasciati qualche giorno fa: Rino Ranieri e Franco Liuzzi. Due uomini che hanno militato per una vita nello stesso sindacato, la UIL, e che hanno fatto della partecipazione attiva alle manifestazioni di questa giornata un modo di manifestare l’inno alla libertà. Oggi sarebbero stati in corteo, qualora si fosse tenuto, o sarebbero passati dal monumento ai Caduti per ricordare chi ha sacrificato la propria vita per le libertà delle generazioni future. E avrebbero intonato “Bella Ciao“, come ogni anno. Vogliamo ricordare il 25 Aprile 2021 con il loro impegno ultracinquantennale, di testimonianza e condivisione.

E vogliamo farlo con la pubblicazione di una lettera del nostro concittadino Peppino Lorusso che raggiunse i patrioti della montagna, come li definì lui stesso, per combattere il fascismo e il nazismo. E dai nazisti fu trucidato a Thiene (Vicenza).
E con il Discorso per la Commemorazione del XXXV Anniversario dell’Eccidio di Boves, Boves 12 novembre 1978  di Sandro Pertini, il presidente antifascista più amato di sempre, e protagonista indiscusso della liberazione del 25 aprile 1945.

Thiene (Vicenza), 14 agosto 1944

Mamma mia, due parole perché di più non potrei e non saprei dirti. Affido questa lettera a Claudia mia, alla quale ho voluto tanto bene e che, se tutto fosse andato bene, avrei condotta a casa nostra per non lasciarla più. Fra pochi giorni, disertore dell’ esercito repubblichino andrò a raggiungere i Patrioti della montagna. Questa lettera ti sarà consegnata solo se mi dovesse succedere qualcosa di irreparabile. Ti raccomando, mammina mia cara, di non piangere troppo. Sappi solo che ti ho sempre pensato devotamente durante questo anno di martirio e molte volte ho pianto, disperando di non poterti più vedere. Se non ci sarà concesso di riabbracciarci, mammina mia, non piangere, perché mi faresti soffrire di più, se esiste veramente l’aldilà, per la tua sofferenza. Ti bacio.
Tuo Peppino

Sandro PertiniDiscorso per la Commemorazione del XXXV Anniversario dell’Eccidio di Boves, Boves 12 novembre 1978
“Però vi è una differenza tra il Primo e il Secondo Risorgimento. Nel primo Risorgimento protagonista è stata la media borghesia italiana, ed anche parte dell’aristocrazia piemontese, lombarda e veneta, anche se poi i figli del popolo risposero agli appelli di Garibaldi e di Pisacane. Protagonista, invece, del Secondo Risorgimento e stata la classe lavoratrice italiana. A mio avviso, ed è mia opinione personale che da buon democratico non voglio imporre a nessuno, a mio avviso al Secondo Risorgimento partecipa la classe lavoratrice, ma vi partecipa già dalla lotta antifascista. Cioè, io penso che se non vi fossero stati i vent’anni di lotta contro il fascismo, noi avremmo avuto durante l’occupazione tedesca dei focolai di resistenza, questo non vi è dubbio, ma non avremmo avuto la Resistenza come ci si presenta oggi, in modo organico e come fatto storico. Tanto è vero che i reduci dalle galere e dal confino diventano poi i quadri delle formazioni partigiane.
Bene io ho detto che protagonista è stata la classe lavoratrice italiana. Ecco, dinanzi al tribunale speciale, dove io avuto l’onore di comparire, vengono pronunciate 4596 condanne, 3898 contro operai e artigiani, 546 contro contadini, 220 contro professionisti, 164 contro studenti, 37 contro donne casalinghe. E trecento furono i confinati. Appartenevano tutti alla classe lavoratrice. Poi vi sono gli scioperi del 1943 e del 1944. Non furono scioperi per un aumento di salario, ma per sabotare l’attività dell’esercito nazista, gli scioperi alla Fiat, gli scioperi a Milano. Bene, signori, non dimentichiamolo mai questo, dopo la Liberazione, quando i tedeschi stavano per lasciare o si apprestavano a lasciare le nostre città chi è che ha difeso il porto di Genova? Sono stati i portuali. Chi ha difeso i complessi industriali? Sono state le maestranze a difendere le fabbriche. È dunque la classe lavoratrice che diventa protagonista del Secondo Risorgimento.
È la classe lavoratrice, signori -è storia questa, non vuole essere polemica- che era stata messa ai margini della storia italiana: era stata considerata oggetto della storia italiana. Ebbene, oggi, dopo il Secondo Risorgimento la classe lavoratrice ha cessato di essere oggetto di storia del nostro Paese per diventare soggetto e protagonista della storia italiana.
Ci siamo battuti per cacciare via i tedeschi e i resti del fascismo, anche se poi abbiamo avuto qualche rigurgito che si va spegnendo. Ci siamo battuti per la libertà, per la libertà che per me è un bene prezioso e inalienabile”

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