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Marco Patruno sul governo Draghi: “C’è bisogno di una politica espansiva che aiuti chi è in difficoltà”
Marco Patruno, membro della segreteria del movimento politico Quark

Marco Patruno sul governo Draghi: “C’è bisogno di una politica espansiva che aiuti chi è in difficoltà”

L’intervento dell’esponente di Quark confuta il concetto di ‘competenza’  legato solo “all’intelligenza logico-matematica”
Conversano – Da qualche giorno, dopo la nomina di Mario Draghi si è tornati a parlare di competenze. La figura del presidente incaricato è stata osannata – a volte rasentando il ridicolo – poiché persona competente e dotata di un curriculum che farebbe impallidire chiunque. Negare questo, vorrebbe dire negare la realtà, ma bisogna andare oltre.
Le competenze non hanno attributi, sono neutre e possono essere adoperate in modi diversi, giusti o sbagliati. I fisici e gli ingegneri che hanno ideato la bomba atomica sono sicuro fossero i migliori nel loro campo, ma hanno messo la loro competenza a servizio di una visione di morte.
L’esaltazione delle competenze non è una novità, è un fenomeno che colpisce la nostra società specialmente nel settore educativo: la (Buona) Scuola che non deve più formare cittadin* consapevoli ma lavoratori e lavoratrici competenti.
L’accento continuo sulle competenze, la valorizzazione di un’intelligenza solo logico-matematica a scapito delle materie umanistiche, etichettate come una perdita di tempo e poco “utili”. Quando queste formano e allenano caratteristiche come l’empatia, l’analisi complessa degli stati d’animo e mille altre cose che rendono un essere umano “umano”.
Una formazione del genere si ripercuote anche sulla percezione della Cultura e del lavoro culturale, che non viene mai considerato un vero e proprio lavoro ma solo un hobby da fare nel tempo libero lasciato dal “lavoro vero”.
Io in tutto questo ci vedo solo classismo, perché le competenze guarda caso sono possedute solo da persone che hanno avuto i mezzi per poter studiare, escludendo chiunque altr*. La formazione come strumento di divisione ed esclusione e non come mezzo per appianare le differenze. Anche i dati sostengono questa tesi. Il rapporto Almalaurea 2020 sul profilo de* laureat* parla di un’università sempre più elitaria, dove gli student* provenienti da famiglie di estrazione sociale elevata che conseguono un titolo magistrale sono il doppio rispetto a quell* provenienti da una classe sociale meno abbiente. Questo perché una laurea magistrale prevede un impegno di spesa prolungato che alcune famiglie non possono permettersi.
Ma torniamo a Draghi.
I governi tecnici non esistono – analisi banale, ma che serve ripetere – come non esistono scelte che non siano politiche quando si governa un paese. Le competenze sono necessarie ma non sufficienti nell’azione politica.
Queste devono essere guidate da una visione che sia al servizio della collettività, che deve arrivare da chi la politica la fa, raccogliendo le istanze dai territori.
In questa fase c’è bisogno di una politica espansiva che aiuti chi è in difficoltà, che non aggravi la situazione delle classi lavoratrici ma che approvi misure di giustizia sociale come la patrimoniale, una maggiore progressività fiscale, un salario minimo veramente in linea con il fabbisogno di tutte e tutti. Senza dimenticare le altre battaglie del nostro tempo, come una transizione ecologica che salvaguardi le persone e non il profitto, l’approvazione definitiva del DDL Zan, una legislazione che garantisca una filiera del cibo umana per combattere la schiavitù delle nostre campagne. E ancora gli investimenti nella Sanità e nell’Istruzione, pubbliche e per tutt*. Le cose da fare sono troppe – sicuramente ho dimenticato qualcosa – per poterle indicare in un post.
Ma le premesse di questo governo sono ben altre. Nasce sulle ceneri del Conte II, fatto cadere con una mossa di cinismo politico incoraggiata dai poteri economici e industriali che non vedono l’ora che venga tolto il blocco dei licenziamenti e il reddito di cittadinanza. Tutto questo durante la peggiore crisi dal Dopoguerra.
Un uomo molto più intelligente di me ha detto che la qualità più importante per un* politic* è la simpatia umana. La capacità di figurarsi gli uomini e le donne nelle loro battaglie quotidiane e di viverle attraverso loro, facendosi guidare nell’azione politica dai loro bisogni, attuando iniziative incisive che migliorino la qualità della vita di tutt*, a partire da* più svantaggiat*. Di competenze neanche la traccia.
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