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Caro amico, ti scrivo, così mi distraggo un po’ e siccome sei molto lontano, più forte ti scriverò. … L’anno vecchio è finito, ormai e qualcosa ancora qui non va. Si esce poco la sera, compreso quando è festa… (Lucio Dalla, L’anno che verrà)

Caro amico, ti scrivo, così mi distraggo un po’ e siccome sei molto lontano, più forte ti scriverò. … L’anno vecchio è finito, ormai e qualcosa ancora qui non va. Si esce poco la sera, compreso quando è festa… (Lucio Dalla, L’anno che verrà)

Succede, care lettrici e cari lettori, che le parole di una nota canzone di colpo acquisiscano un significato profetico. È un fenomeno che capita con i classici della letteratura che, come diceva Italo Calvino, sono tali se hanno sempre qualcosa da dirci, diventando un riferimento fisso al mutare del tempo. E la canzone di Dalla è ormai un classico, così come la canzone d’autore fa ormai parte integrante della letteratura, tanto è vero che Bob Dylan quattro anni fa ricevette il premio Nobel in tale categoria.

Mai come in questi frangenti, il mondo intero sta guardando all’anno nuovo sperando in tempi migliori. Il 2020, con la pandemia, ha cambiato molte cose nel nostro modo di vivere. Di sicuro ha cambiato il nostro rapporto con il tempo, di cui l’anno è un’unità di misura astronomica accettata da tutta l’umanità. Ora noi tutti lo vediamo, o dovrei dire lo sentiamo, trascorrere in modo diverso.

 Ma cos’è il tempo? Se ci pensiamo bene, non è facile definirlo. Lo stesso sant’Agostino, nelle sue Confessioni, scrisse: “Che cosa è dunque il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so bene: ma se volessi darne spiegazione a chi me ne chiede, non lo so.”

La grande rivoluzione einsteiniana del ‘900 ci ha fatto capire non solo che noi viviamo in uno spazio quadridimensionale, lo spazio-tempo, ma anche che il tempo è relativo. Il famoso paradosso dei gemelli che invecchiano in modo diverso, l’uno relativamente all’altro, se nella loro vita viaggiano a velocità significativamente differenti, ne è esempio mirabile.

Ma per quanto cercheremo di imbrigliarlo, il tempo continuerà a sfuggirci, non consentendoci mai di carpirne la sua vera essenza. Il fisico Carlo Rovelli, nel suo libro L’ordine del tempo, ha portato fino alle estreme conseguenze questo carattere sfuggente, arrivando a dire che dall’infinitamente piccolo della meccanica quantistica all’infinitamente grande, “il presente dell’universo non significa nulla”.

 Eppure noi donne e uomini continuiamo e continueremo a parlare del tempo, coniugando nel presente sia il passato che il futuro e legandoli nella narrazione dell’esistenza. E la narrazione è fatta di parole che evocano. E di parole è il famoso carpe diem di Orazio, che dà significato al presente da cogliere e che mi rimanda ad una frase di Goethe: “Fermati attimo, sei così bello!”.

Nell’augurarvi un Buon Anno che per la prima volta associa la parola speranza alla parola normalità, non posso non concludere con un passaggio tratto da Alice nel paese delle meraviglie, che lega un istante all’eternità:
“Per quanto tempo è per sempre?” chiede Alice;
“A volte, solo un secondo” risponde il Coniglio Bianco.

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