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L’assessorato alla gentilezza non può essere la mascherina dell’anima
Foto: Gi.La.

L’assessorato alla gentilezza non può essere la mascherina dell’anima

Merita sicuramente un approfondimento la notizia dell’assegnazione di una delega alla Gentilezza assegnata ad un assessore in carica in città. In molti l’hanno giudicata come la cifra e lo stile di un impegno per la comunità: “io sono gentile e mi impegno ad esserlo con tutti come naturale derivazione del sorriso”. E’ questo il senso di chi ha inteso questo atto formale, rappresentato da un decreto sindacale, come una novità nel panorama della cosa pubblica. Altri, invece, l’hanno vista come la sublimazione della retorica buonista fatta di smancerie, ringraziamenti, adulazioni, coccole da distribuire “urbi et orbi”, indistintamente e a prescindere dai contesti. Per certi versi si può affermare che mentre la prima interpretazione contiene in se una visione metafisica, la seconda ne esalta il carattere laico di chi la sostiene. La genesi della delega alla Gentilezza, il big bang, è una lettera di bambini di scuola elementare che, insieme alla propria insegnante alla Gentilezza, hanno proposto al sindaco di assegnare formalmente questa delega. Una genesi nobile, bella, colorata, in poche parole…gentile.
Ma è nella natura umana, dopo il primo sconcerto o entusiasmo o ilarità e a seconda delle proprie visioni, chiedersi poi concretamente il significato delle nostre azioni. Perché i simboli segnano i percorsi di vita di ognuno e quelli mostrati dai decisori, in questo caso amministratori locali, hanno significati pesanti e determinanti per tutti. Come si manifesta la gentilezza quando si amministra? Quali sono i parametri per dare significato a quelle parole e, soprattutto, trasformare la gentilezza come stile in “concretezza gentile”?
Non sarà facile per l’assessora gestire questa delega che, se pur senza portafoglio almeno fino a questo momento, ha un grande significato simbolico: controllare che tutta l’attività amministrativa sia improntata alla concretezza gentile e che gli amministratori (assessori e consiglieri, almeno quelli della maggioranza) si comportino di conseguenza. Diciamo che la delegata si è presa una rogna di non poco conto dovendo essere sempre esposta e rispondere di ogni comportamento di una moltitudine di persone. E ha già mancato il primo appuntamento per riprendere uno dei consiglieri a suo sostegno che, nel primo consiglio comunale essendo stata fatta rilevare la necessità di svolgere da remoto le adunanze pubbliche a causa della pericolosità e dell’emergenza sanitaria in corso, ha esposto con il solito stile il teorema dei “tre finestroni aperti”, come misura anticovid della stessa amministrazione comunale. In pratica la “gentile” concessione dell’apertura di tre finestroni in sala consiliare, per questo considerata idonea a svolgere le adunanze in presenza. Un’azione concreta, quella dei finestroni aperti, priva però di concretezza per teoremi un po’ più scientifici di cui ascoltiamo in continuazione da epidemiologi, virologi e comunità scientifica che assegnano al distanziamento sociale la prima delle regole. Ecco perché sarà difficile non far ricorso alla delegata alla Gentilezza ogni qualvolta ascolteremo teorie bizzarre, manifestazioni folcloristiche, apoteosi del trash. Ma l’ingresso di questa parola, “gentilezza”, nel vocabolario istituzionale comunale e che non trova spazio nemmeno nella nostra straordinaria Costituzione, sicuramente cambierà il corso della vita in città. Mi augurerei fino al punto di consentire un riconoscimento, anche questo simbolico, a quei bambini nati sul nostro territorio da genitori stranieri per farli sentire sempre più integrati nelle nostre strade, piazze e scuole. Un atto di gentilezza che non costerebbe nulla se non la concretezza di rendere un altro simbolo parte integrante del nostro DNA di Conversano ‘città accogliente e solidale’. E’ azione gentile anche vigilare nell’assegnazione degli incarichi legali, tecnici e negli affidamenti diretti alle imprese, o solo ad alcune. E’ azione gentile intervenire con il pronto intervento sociale in tutte quelle vicende che vedono le fragilità umane esposte alle intemperie della vita. E’ azione gentile cacciare i sacerdoti dal tempio e i questuanti e mostrare, in questo caso, una gentilezza determinata. E’ azione gentile sollecitare, con estrema urgenza, un piano che lenisca le pene della povertà incombente e sempre più evidente che trova il massimo della sua drammaticità nel periodo delle festività, in questo caso natalizie.
Insomma, l’assessora delegata alla Gentilezza si è caricata di un impegno che va oltre e trascende la propaganda che finisce in poche ore. Perché se la gentilezza verrà intesa solo come semplice evoluzione post elettorale del “sorriso”, vorrà dire che mentre lei si adopererà per applicarne i modelli, altri suoi colleghi marceranno su una lunghezza d’onda diversa che con la gentilezza nulla hanno a che spartire. E si rischia di fare della gentilezza una semplice mascherina dell’anima. Quando ci si appresta a mettere le mani avanti e a lavarsi la coscienza.
“Per me odioso, come le porte dell’Ade, è l’uomo che occulta una cosa nel suo seno e ne dice un’altra” (Omero). E, lo dico gentilmente, se non è filosofia questa….

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