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Di Vagno, un martire del fascismo senza statua. E’ tempo di realizzarla
Giuseppe Di Nagno, conversanese deputato socialista, ucciso dai fascisti nel 1921 a Mola di Bari

Di Vagno, un martire del fascismo senza statua. E’ tempo di realizzarla

Nella dinamica dei processi simbolici uno dei procedimenti tradizionali di rappresentazione si attua nel trasferire in un singolo individuo l’immagine di un’idea“. Mai espressione fu più felice se rapportata al valore simbolico, e non solo estetico, di una statua che rappresenti un’idea forte. Un’idea politica, di impegno, di martirio. Conversano ha un martire che celebra annualmente, il 25 settembre, data della sua uccisione nel 1921 da parte dei fascisti nella città di Mola di Bari. Di Vagno morì perché difendeva un popolo oppresso. Ma a Di Vagno non è mai stata dedicata una statua  in un qualsiasi luogo del paese che ne rappresentasse il valore simbolico di un’epoca e soprattutto di un’idea. La prima vittima del nascente partito fascista che fu sparato e ucciso da signorotti di paese già proiettatisi in quella che sarebbe diventata prestissimo una dittatura, merita di diventare un simbolo anche “fisicamente” presente in un territorio.
Di dedicare una statua a Di Vagno se ne è sempre parlato. Negli anni ’70 e ’80 in maniera più insistente dato che fu dato mandato ad uno scultore di procedere. Ma poi non se ne è fatto più nulla. La politica conversanese e la stessa fondazione che porta il suo nome non hanno mai insistito nel perseguire questo obiettivo morale nei confronti di una persona che ha caratterizzato il primo ventennio nel territorio pugliese e nazionale.
E’ arrivato il momento di procedere, di animare un dibattito che porti alla realizzazione di un’opera da offrire in pasto ai più giovani, a coloro che ne hanno sempre esaltato storicamente e politicamente le gesta; in poche parole alla città innanzitutto e al territorio.
Sono state tante le voci negli anni passati di chi ha ritenuto la realizzazione di una statua un fatto troppo estetico senza significato, ma come diceva Carl Gustav Jung “Un simbolo non è né astratto né concreto, né razionale né irrazionale, né reale né irreale: è sempre entrambi”.
Un auspicio e un appello alla fondazione Di Vagno che, insieme alla sua molteplice attività culturale, avvii con le comunità, le istituzioni pubbliche e le istituzioni culturali l’iter per realizzare qualcosa che diventi meta per tutti. Per riflettere su ciò che significa impegnarsi per gli altri fino a sacrificare la propria vita. In questo momento storico dare un simbolo all’idea di libertà è quanto di più saggio si possa fare.

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3 commenti

  1. Gianvito Mastroleo

    A nome della Fondazione Di Vagno sento innanzitutto il dovere di ringraziare per l’attenzione. La storia del monumento mancato è lunga, prende avvio con il Comitato che si costituì nel 1922, la cui sede a Bari fu devastata dai fascisti, come scrive Matteotti in “Un anno di dominazione fascista”. Fu ripresa nel 1944, poi nei primi anni 50; infine (di questo fui co-protagonista) nel 1982. Ogni volta non se ne è fatto nulla, e neppure si è mai saputo della sorte del denaro raccolto!
    La Fondazione Di Vagno anni addietro decise che “il migliore e più duraturo monumento” avrebbe potuto esssre un “Premio di ricerca biennale Giuseppe Di Vagno” riservato ad un giovane di 32 anni (non a caso) . Dopo inenarrabili fatiche, e non solo!, il Parlamento ha approvato la Legge 15.6.2015 n. 86 che lo ha istituito. Nei prossimi giorni sarà pubblicato il Bando della terza edizione. La Fondazione ritiene questo un successo di sicuro interesse nazionale,

  2. Condivido entrambe le vostre idee. Quella di Gianvito Mastroleo è realtà ed è di rilevanza nazionale, con l’augurio che si divulghi sempre più tra le nuove generazioni. Di Vagno appartiene alla storia italiana e quindi non può che essere ricordato sempre e non solo a Conversano, a Bari o in Puglia, ma in tutta Italia. Sui testi scolastici dei licei. L’ altra idea del monumento a Giuseppe Di Vagno, martire del fascismo, non è nuova, come ricordava appunto Mastroleo, ma va ripresa e perseguita con abnegazione, perché i simboli identificano un popolo e non solo una comunità. Ricordo di aver visto personalmente anche il progetto per la collocazione di un busto a Giuseppe Di Vagno (nell’ex Piazza Carmine ed oggi Piazza Moro). Tale piazza sarebbe stata ristrutturata con basolatura in pietra, panche., lampioni ed al centro una fontana sopraelevata ed illuminata,con cascate di acqua a gradoni. Forse il progetto esisterà ancora o qualcuno lo ricorderà. Ma sono trascorsi quasi cinquant’anni e la piazza è rimasta solo rattoppata e invivibile, ha solo cambiato nome. Oggi si chiama Piazza MORO!

    • Gianvito Mastroleo

      Quello di piazza Carmine non fu mai un progetto, ma solo una idea sulla quale si discusse molto, anche all’interno della sezione del PSI di Conversano
      Il luogo definitivamente scelto fu lo spazio retrostante la torre dodecagonale del Castello (non ricordo se il muro di cinta e la ringhiera di ferro fosse già stata eliminata o forse la sua eleminazione fu prevista e realizzata allo scopo) che avrebbe dovuto essere risistemata con un vasto prato verde dal quale sarebbe emersa una grande testa raffigurante Giuseppe Di Vagno. Opera in legno lamellare, la tecnica più usata e che ha reso celebre lo scultore.
      Lo scultore incaricato, e che era già all’opera nel 1984, era nientemeno che Mario Ceroli: nell’Archivio della Fondazione Di Vagno si trova il progetto, assieme a qualche altro dettaglio.

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