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Poveri noi, quando si attaccava il potere con ironia e intelligenza. E il potere gradiva
Il gruppo di tecnici e attori che diede vita alla commedia Poveri Noi

Poveri noi, quando si attaccava il potere con ironia e intelligenza. E il potere gradiva

Tra il 15 marzo e il 1 aprile 1980 un gruppo di ventenni o poco più mobilitò e divertì la città

Conversano – Il lavoro teatrale lo volemmo intitolare “Poveri Noi“. E ci lavorammo per ben sei mesi, prima cercando di scrivere il testo tutti insieme, impresa ardua, e poi cominciando a provare in quella che oggi si chiama “Casa delle Arti”. L’amministrazione comunale non ci mise molto nell’autorizzarci all’utilizzo di quello spazio che sarebbe diventato la nostra casa per alcune ore del giorno. Uno spazio tutto per noi come, penso, oggi vorrebbero tutti quei ragazzi in cerca di contenitori per esprimere i propri talenti. Eravamo nel 1980, in Italia si respirava un’aria pesantissima; le Brigate Rosse dopo aver ucciso Moro e la sua scorta continuavano con le loro idiozie e tutti temevano che da un momento all’altra dovesse esserci qualche brutto scossone. La loggia massonica P2 non era ancora stata sciolta, in radio trasmettevano la straordinaria trasmissione nata nel 1970 Alto Gradimento di Renzo Arbore, Gianni Boncompagni, Mario Marenco e Giorgio Bracardi
Attraversati dal dramma e dal clima plumbeo di quel pezzo di storia patria, nell’estate del 1979 cominciammo con un giornale: Il Bel Paese. Ciclostilato, costruito e stampato per la sempre gentile concessione di un altro luogo culturale diretto in quel momento dal dott. Guido Lorusso: il Centro Servizi Culturali nel monastero di San Benedetto. Luogo di ricerca, confronto, ascolto di musica e iniziative che spaziavano dalla storia locale al jazz. Il Bel Paese era un mensile, oggi lo si può cercare in biblioteca, che per la sua irriverenza nei confronti del potere costituì un pugno nello stomaco alla città intera che si riconobbe in quelle righe che non risparmiavano nessuno. Belli e brutti, politici, uomini e donne di cultura, artigiani e funzionari pubblici, vigili urbani e semplici ma caratteristici cittadini. Cinque numeri del Bel Paese ci proiettarono verso la più ardita delle conseguenze: un lavoro teatrale. Dove rappresentare ciò che avevamo scritto perchè, come dicemmo all’epoca, abbiamo letteratura da sviluppare. E via con le prove e litigi asprissimi. Che andavano dal rimpallarci la paternità del testo, volendola scippare a chi ci lavorò più di tutti e cioè Gino Locaputo, a vere e proprie aggressioni da stress. Un episodio su tutti fu il volo che Gino Locaputo spiccò dal palco fino ad atterrare su Enzo Marzionne che sostava ignaro della conseguenza a valle dello stesso palco. Un volo che segnò la svolta: decidemmo di lasciar perdere il lavoro subito dopo l’epsisodio ma il giorno dopo eravamo tutti presenti per riprendere come se nulla fosse accaduto.
Andammo in scena, non ricordo se il 15 o 16 marzo e il 1 aprile in un Cine-Teatro Norba gremito fino all’inverosimile. Mamme, papà, ragazzi, bambini, il corpo dei vigili urbani al completo con il comandante dott. Vavalle che ci incoraggiava a continuare nonostante lo citassimo spesso durante la rappresentazione. Fu un tripudio, un successo senza precedenti per noi e per un lavoro straordinario che eravamo riusciti a portare a termine. In sala assessori e amministratori ridevano a crepapelle per ciò che gli dicevamo in maniera abbastanza diretta.
Era il potere che accettava l’ironia e ogni tipo di critica. Ed era una città che si riconosceva in un gruppo di ragazze (poche) e ragazzi che facevano dell’irriverenza il proprio credo.
Nella foto di copertina c’è tutto il gruppo che partecipò a quel lavoro e a quella emozione. Non citerò nessuno del gruppo. Forse fare un esercizio per riconoscere ogni suo componente sarà piacevole per tutti. Posso solo dire che, conoscendo naturalmente ognuno di loro e continuando a frequentarne alcuni, non c’è grande discontinuità culturale con quell’impostazione e quelle scelte. C’è piuttosto grande coerenza.

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5 commenti

  1. Io c’ero e lo rincordo per lo straordinario successo che riscosse all’epoca. Ricordo vivissimo; ironia e satira in un esilarante “evento” del quale ricordo ancòra il finale che si rivelò come il crudo ma realistico risultato di una serie di vere situazioni di vita vissuta del nostro comune di allora e di coloro che lo amministravano. Grandissimo il coordinamento e la regìa di Gino Locaputo.

  2. Uno spettacolo che non dimenticherò mai.

  3. Un remake, con personaggi attuali?

  4. bellissime immagini e testimonianze della storia di Conversano, soprattutto amministrativa, combattuta col civico peso della cultura e della satira. Se solo fosse stato un po’ più alto quel palco.

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