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Non si metta in dubbio il Caffè Letterario, ma le condizioni per gestirlo

Non si metta in dubbio il Caffè Letterario, ma le condizioni per gestirlo

L’intervento di Anna Maria Candela esponente di Art1 Mdp Conversano

Conversano – Tanto silenzioso, opaco e strisciante è stato il lavoro fatto circa un anno fa per far nascere il Caffè Letterario nel Castello di Conversano, quanto rumoroso, pacchiano e stonato è il can-can che l’Associazione ARTES sta mettendo in piedi in questi giorni per sensibilizzare la comunità conversanese rispetto alla realtà del Caffè Letterario, e quanto imbarazzante è il silenzio degli ex amministratori di centrodestra di Conversano sulla medesima questione.

Bene, credo che sia utile intervenire per mettere in chiaro alcuni punti su cui, credo volutamente, le voci dell’Associazione ARTES tacciono. E questo al solo fine di animare, finalmente, un dibattito nella comunità Conversanese, in una fase in cui la campagna elettorale non è ancora cominciata e in cui è utile porre questo tema nell’agenda di chiunque voglia candidarsi a guidare l’Amministrazione comunale di Conversano – Città d’Arte. Si tratta, peraltro, di una fase in cui con gli Amministratori che se la sono data a gambe levate (forse per rifarsi la verginità, forse per candidarsi altrove) lasciando la città alla gestione dell’amministrazione ordinaria nelle mani del Commissario Prefettizio, forse molte più persone, operatori commerciali e culturali in primis, potranno formulare la loro libera opinione, senza il timore di doversi genuflettere al potente di turno.

Il Caffè Letterario non poteva che nascere nei locali del bellissimo Castello di Conversano: perché è bello il Castello, perché è baricentrica Conversano rispetto a diversi flussi turistici, perché abbiamo la presunzione di ritenere Conversano culla di cultura nel sud-est barese con i suoi licei, con la Fondazione “G.Di Vagno”, con la più elevata incidenza di laureati rispetto agli altri comuni della provincia. E complimenti a chi quest’idea ha avuto!
Infatti giova chiarire subito che da conversanese io non voglio parlare dell’Associazione, non voglio mettere in discussione la loro capacità di organizzare mostre (anche se le ho trovate più altisonanti e costose che belle e ben fatte!). Io voglio parlare del “mio” Castello, dell’identità culturale di Conversano e delle prospettive di crescita economica e culturale della nostra città.

E almeno due solo le questioni che vanno poste al centro del confronto e della riflessione di quanti vorranno dare un contributo:
1) come il Caffè Letterario è stato realizzato: format e attività, comunicazione e accessibilità
2) il percorso amministrativo seguito per la sua nascita: rapporto pubblico-privato, trasparenza, diritti dei lavoratori, procedure di affidamento.

Il Caffè Letterario è luogo di cultura se è aperto alla città, se non è elitario, se coinvolge adulti e bambini, se produce cultura con una formula nuova e più attrattiva. Lanciarlo come luogo cool e intimo, con presenze percepite come elitarie dalla gran parte della popolazione, ha inibito dal frequentarlo in tanti. L’avere lasciato la comunicazione ai soli social senza rendere il Caffè Letterario effettivamente evidente dal Largo della Corte a tutti i passanti, ha lasciato all’oscuro moltissimi cittadini e altrettanti turisti. Fino a quando la musica martellante di qualche festa cafona più che vip, che si levava dal Castello, ha scoperchiato l’evidenza di una mera attività commerciale (qualcuno dice “balera”, qualcuno dice “discoteca”) preoccupata più degli scontrini che della cultura, più dell’immagine che della sostanza. E attenzione, nulla di male nel considerare la sostenibilità economica di una iniziativa come questa, anzi sarebbe tanto doveroso che per me è molto grave che non si sia mai aperta una discussione pubblica (e non solo tra amministratori e forze politiche) su quali limiti dovessero essere imposti alle attività del Caffè, su quali connessioni con gli altri esercizi di ristorazione del Largo della Corte, su quale coordinamento con un calendario organico di eventi culturali della città, e persino su quale piattaforma di servizi progettare per valorizzare la fruizione del Castello e del polo museale, come realizzare mostre prestigiose ed eventi culturali da affiancare, come far crescere un sistema di produzione culturale e di promozione turistica intorno ad una identità chiara della nostra città, capace di distinguersi dalle matrici vacanziere di altri comuni limitrofi.
E sia chiaro, il mio e il nostro interlocutore per queste considerazioni non è non può essere una Associazione Artes qualsiasi, che mai ha voluto rapportarsi con le risorse culturali della nostra città, tanto da aver dovuto arrivare a Conversano di soppiatto. Queste sono riflessioni che una Amministrazione comunale degna di questo nome (lusso che non possiamo concederci da molti anni ormai… ma è una opinione personale!) deve promuovere con i suoi cittadini e operatori, per costruire una visione e per impegnarsi concretamente nel realizzarla.
Invece la stessa Amministrazione che punta sul Caffè Letterario, poi occupa letteralmente per quasi tutti i weekend estivi il Largo della Corte con bancherelle di paccottiglia di ogni genere, fornacelle e paninari della peggio specie, facendo fuggire proprio quella tipologia di turisti e visitatori attratti a Conversano da mostre di nicchia e offerta culturale di qualità. Poche idee ma confuse!

E veniamo alla seconda questione. Sul percorso amministrativo seguito per la nascita del Caffè Letterario si può scrivere un libro per elencare le sbavature, gli errori e i tanti dubbi che ha sollevato. Che bisogno c’era di fare uno “scambio-merci” con una Associazione che vuole organizzare una mostra? L’Amministrazione che voglia adibire alcuni spazi espositivi a mostre temporanee, fa un avviso pubblico, seleziona proposte (autori, opere, costi, comunicazione, marchandising) e affida l’organizzazione della mostra stessa. E se non ha soldi per pagare l’organizzazione di una mostra costosa, può cedere gratuitamente gli spazi espositivi, cedendo anche una quota più o meno elevata degli introiti e mette un punto. Chiaro l’interesse pubblico, trasparente la modalità di remunerare l’investimento privato. E no, invece l’Amministrazione Lovascio sceglie di seguire una strada del tutto incomprensibile, contorta e per niente trasparente. A Conversano è successo che “il primo che passa” propone una mostra e detta le condizioni di realizzazione, non fermandosi alla mostra ma proponendo uno scambio ulteriore, vincolando l’Amministrazione a destinare una parte degli introiti ad allestire un Caffè Letterario, gestito dallo stesso organizzatore della mostra, peraltro attivandolo dopo che la mostra è terminata. E perché? L’associazione ha un curriculum prestigioso nell’organizzare mostre pittoriche o ha una tradizione di gestore di esercizi commerciali di ristorazione? A quale articolo del codice degli appalti (d.lgs. n. 50/2016 e s.m.i.) corrisponde questa modalità, quale tracciabilità della spesa, quale regolarità dei contratti di lavoro, quale trasparenza nella selezione delle risorse umane, quali orari e quale disciplina degli spazi espositivi e dell’esercizio commerciale? E a Conversano o in provincia di Bari o in Puglia o in Italia siamo così sicuri che non ci fossero, allora, e non ci siano oggi, soggetti assai più qualificati sia sul versante culturale che sul versante della ristorazione per attivare e animare un Caffè Letterario a Conversano, capaci di mettersi insieme e di proporre una collaborazione pubblico-privato alla luce del sole, con obiettivi chiari e condivisi e con un progetto temporale lungo e duraturo, tale da rendere stabile non solo l’offerta culturale a cittadini e turisti, ma anche il posto di lavoro dei pochi o molti giovani conversanesi, magari scelti tra i tanti che hanno studiato e sono appassionati di storia e arte della nostra città?
Queste domande sono tutt’altro che banali, non c’entrano nulla con l’incresciosa (vorrei dire pietosa!) vicenda della pessima rendicontazione esibita dall’Associazione a maggio scorso, ma c’entrano con il futuro di Conversano.
Ecco su questo vorremmo che riflettessero il Commissario Prefettizio oggi, i candidati Sindaco da domani e la futura Amministrazione Comunale, per il bene di Conversano e per il futuro del Caffè Letterario, che s’ha da fare, certamente, ma si può fare tanto meglio di così!

*Esponente di Articolo 1 – Movimento Democratico e Progressista

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3 commenti

  1. Antonio Galizia

    Lo si continua a definire Caffè Letterario nonostante ospitasse feste private, serate disco, party di vario genere, attività che non risulterebbero nelle rendicontazioni e dalle quali al Comune non verrebbe riconosciuta alcuna percentuale nè un canone di locazione. E’ una vicenda assurda. Sulla quale il Comune di Conversano fa bene a scrivere la parola fine e la Procura della Corte dei Conti insieme al commissario prefettizio farebbe bene ad avviare una verifica

  2. Anna Maria Candela

    Buttiamo l’acqua sporca, e teniamoci il bambino!! E mettiamoci tutte le nostre risorse migliori… per crescere il bambino!

  3. Franco Intini

    Bravissima Signora Anna Maria Candela. Finalmente qualcuno che dice e/o riporta le cose con la giusta luce. Anche il caffè in questione, è un “artefatto” di Conversano, o meglio fatto ad arte. Io penso che a Conversano tutto è stato fatto ad arte, affinché ci sia qualcuno che “mangia”, qualcuno che dà da “mangiare” Naturalmente tutto sotto la fioca luce della legalità. Non era difficile sapere e/o vedere, e/o sentire il baccano che si propagava dalla terrazza del caffè (chiamiamolo pure letterario, ma che di letterario, qualcuno ci spiegherà cosa aveva), proprio durante le solite feste, inopportune per il luogo, dei vari Street food. Fumo a iosa e puzze varie condite da feste private con decibel a sfondare i timpani provenienza caffè (letterario). Il tutto aggratis. È il cittadino guarda e si vede bene dal parlare per non indispettire Qualcuno

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