Ultime notizie
Venerdì 7 ottobre una fiaccolata con Davide. La famiglia: “Lo Stato non ci ha nemmeno risposto”
La locandina della fiaccolata del 7 ottobre 2016

Venerdì 7 ottobre una fiaccolata con Davide. La famiglia: “Lo Stato non ci ha nemmeno risposto”

Partenza alle 19,00 da Largo di Corte presso l’orologio e arrivo in Piazza Carmine (piazza Aldo Moro)

Conversano – “Abbiamo pensato ed organizzato per  venerdì 7 ottobre, una fiaccolata per Davide, ma anche per riflettere insieme su quanto si può fare per evitare dolori che invece costantemente avvengono e le cronache, marginalmente riportano“. Con queste parole il papà di Davide, Gianni D’Accolti, cerca di trasmettere a nome dell’intera famiglia qual è il senso di questa iniziativa: “Scrivemmo ad una serie di ‘autorità’ (il testo della lettera è in calce a questo articolo) per avere delle risposte che scuotendo le loro coscienza rispetto a ciò che lo Stato ha fatto quella sera per Davide, almeno provasse a difendere gli altri ragazzi. Invece da quella notte sono riaccadute tante tragedie simili come quella del piccolo Roberto Ragione, il cui drogato assassino è stato condannato qualche giorno fa a tre anni e due mesi in casa, o come l’evento di pochi giorni fa a Noicattaro. In verità credono veramente i legislatori che se introducessero anche la pena di morte per questa gente, a noi che ormai viviamo come portatori  di dolore, ci cambi qualcosa? Se uno di questi, per esempio lo sciagurato assassino di Davide, quella sera fosse stato fermato senza commettere alcun reato, solo per l’infrazione al codice della strada avrebbe pagato una multa fino a 6.000 euro, la confisca della macchina e la sospensione della patente. I genitori avrebbero potuto continuare a far finta di niente? E se questi controlli fossero ripetuti i ragazzi e non solo inizierebbero a pensarci bene prima di mettersi al volante ubriachi o drogati? Lo Stato non sarebbe quindi stato capace di prevenire gli omicidi ed i suicidi stradali? Un test per droga ed alcool costa circa 9 euro già con IVA.
Quanto costa ora quell’incidente in termini di danni materiali, fisici, morali per noi per quel delinquente, per le assicurazioni. Il sistema non ne avrebbe vantaggi sostanziali, invece ora è anche probabile che inizia una guerra con le assicurazioni che invece di premere per investimenti in sicurezza stradale, prevenzione, incisività e frequenza dei controlli, se la prendono con i familiari delle vittime. So bene che il dolore non si pesa, ma ormai da un mese tutti sono investiti dalle notizie del terremoto e si stanziano somme ingenti e si raccolgono somme per le popolazioni colpite. Sono circa 300 morti per un evento drammatico ma naturale, che in genere si ripete ogni sette-dieci anni 300 morti ogni sette/dieci anni; meno di dieci morti in media negli ultimi anni per terrorismo in Europa. 3.300 morti in Italia ogni anno per incidenti stradali spesso provocati da chi giuda consapevolmente ubriaco, drogato e con il telefonino o oltre i limiti di velocità, e non hanno diritto neanche ad una risposta dello Stato in cui credono, non per salvare il proprio figlio, ma i figli degli altri, forse proprio di coloro che, forse decidono che non è conveniente reprimere per educare a non tenere questi comportamenti. Quando esci di casa, temi di più di essere vittima di un atto terroristico, di un terremoto o il rischio maggiore che più corriamo noi e i nostri cari compresi i figli è quello che un delinquente in stati alterati o preso dal telefonino ci uccida“.
Il papà di Davide con la sua intera famiglia cerca ancora con forza di spiegare il senso dell’iniziativa “contro l’indifferenza delle istituzioni, spesso di noi stessi presi dal quotidiano, dal dolore a volte pesato solo in termini di attrazione quasi spettacolare, mentre il rischio che ciò accada a noi o addirittura che noi stessi non sensibilizzati rispetto ai nostri stessi comportamenti, possiamo procurare ad intere famiglie e per sempre. Anch’io ora mi rendo conto di dover rispettare i limiti di velocità, non rispondere al telefonino mentre guido, ecc. e non per salvare la mia vita, ma per non portare con me il peso del dolore che posso procurare. Ho dolore, rabbia ma spero di non cedere mai alla rassegnazione e all’odio, comunque all’impotenza. Per questo abbiamo organizzato la fiaccolata. Non in memoria, perché lo riteniamo un sentimento al passato e portatore di altro dolore e quindi generato dal male, ma per cura perché anche se in modo diverso, vogliamo continuare a prenderci cura di nostro figlio e tramite lui, di tutti gli altri figli, affinché vivano nella gioia che è capace di generare gioia, e coltivando i loro sogni che non siano mai la fine di quelli di altri uomini. come una guerra, dove le nostre armi, non possono che restare l’amore per chi solo nel fisico non c’è più, e per gli altri”.
La fiaccolata è organizzata oltre che dalla famiglia, dall’associazione MUSICADINCANTO nata per sostenere le iniziative di giovani musicisti.

Il testo della lettera scritto dalla famiglia di Davide alle autorità rimasta senza risposta

Al Sindaco del Comune di Bari e Città Metropolitana dott. Antonio De Caro

decarosindaco@comune.bari.it

Al  Comandante provinciale dell’Arma Carabinieri Col. Vincenzo Molinese

provbacdo@carabinieri.it

Al Questore di Bari dott. Carmine Esposito

Urp.quest.ba@pecps.poliziadistato.it

All’assessore alla partecipazione di Bari dott.Maselli Silvio

s.maselli@comune.bari.it

Al Comandante della polizia municipale di Bari dott.Nicola Marzulli

rip.poliziamunicipale@comune.bari.it

e per conoscenza

 

A S.E. il Ministro degli Interni dott. Alfano Angelino

caposegreteria.ministro@interno.it

A S.E. Prefetto di Bari dott.ssa Carmela Pagano

urp.prefba@pec.interno.it

Al Presidente della Regione Puglia dott. Michele Emiliano

presidente.regione@pec.rupar.puglia.it

Oggetto: assassinio del giovane Davide Gaetano D’Accolti. Richiesta informazioni.

 

Come forse alcuni di voi sanno, nostro figlio e fratello, Davide Gaetano D’Accolti, è stato ucciso alle ore 3,10 del 21.2.2016, sulla statale 16, all’altezza di Torre a Mare, frazione di Bari.

Davide aveva 22 anni e stava semplicemente tornando a casa, dopo aver accompagnato la sua fidanzata Cristina, al termine di una serata passata in casa, nelle campagne di Conversano, dopo un’altra settimana di studio, per preparare un esame di ingegneria e seguire le lezioni al Conservatorio, in parte guardando il film “Il nome della rosa” in omaggio alla grandezza di Umberto Eco, e in parte accompagnando con il suo pianoforte a coda “Erard” il canto soprano della Bohème che Cristina doveva ripetere per l’esordio al teatro Petruzzelli del giovedì successivo.

E’ stato ucciso da un certo giovanni palumbo. Tale soggetto ha devastato i suoi sogni, ha privato la sua famiglia della normale felicità di vivere, ha impedito una bella storia di amore.

Per capire la sofferenza senza speranza, bisogna provarla e non basta solo immaginarla.

E’ talmente devastante che chi la prova non desidera altro che nessun altro debba subirla.

Questo giovanni palumbo, in totale antitesi alla vita che conduceva e voleva condurre il nostro Davide, nello stesso tempo in cui sentivamo suonare e cantare, provvedeva a rifornirsi di droghe ed a ingozzarsi di alcool.

Decideva poi di percorerre svariati chilometri contromano sulla statale 16, malgrado le segnalazioni di diversi automobilisti, ad elevata velocità, fino a schiantarsi sulla eco-up guidata dal nostro ragazzo.

L’individuo palumbo, risultava poi con tasso alcolemico di 281 mg/dl e positivo ai cannabinoidi e alla cocaina, il cui commercio è nelle mani delle mafie.

Non si tratta di incidente stradale, e chi lo ritiene tale deve dar conto alla sua coscienza.

E’ offensivo per nostro figlio e fratello, per la sua voglia di vivere sereno, impegnato, onesto, rispettoso degli altri e delle leggi, parlare d’incidente stradale.

Davide con quel mondo non c’entrava niente, andava per la sua strada, voleva la sua vita, fatta di serenità, impegno, onestà, rispetto degli altri e delle leggi. Sempre con altruismo e passione.

Quando si guida contromano, drogati ed alcolizzati, si vuole uccidere qualcuno, manca solo il nome.

E vi è già un concorso morale nell’omicidio, ossia quei genitori incapaci di fermare il proprio figlio assassino, anche con il coraggio di denunciare i comportamenti. Comprare droga è facile, ma chi non è abituato, in una sera qualsiasi, non saprebbe neanche a chi rivolgersi, a meno che non sia spacciata nel locale frequentato.

Ma le amnesie spesso soccorrono questi assassini che certamente non ricorderanno chi è stato il loro rifornitore, sempre che qualcuno glielo chieda o abbia una certa rilevanza sociale, casomai chiudere il locale dove si fa consumare alcool e droga.

Davide, per noi, è stato vittima di un omicidio volontario, addirittura in concorso tra diversi soggetti: genitori distratti, venditori di alcool che accrescono i loro sporchi conti correnti, mafiosi controllori del traffico di droga. E poi, vediamo chi altri …

 Certo, la responsabilità penale è personale, è propria di giovanni palumbo, tra l’altro curato gratis dal Servizio Sanitario, ovvero anche con i nostri soldi, in quanto paghiamo, senza possibilità di evasione, le tasse. Chissà, se non si pensi di creare un precedente nei confronti di chi volontariamente ha tali comportamenti, ovvero che il Servizio sanitario di Bari, non pensi di procedere con una rivalsa dei costi sostenuti. Anche questo potrebbe avere l’effetto di dissuadere chi decide di andare ad uccidere qualcuno, tanto ha l’assicurazione che ha rinunciato alla rivalsa, è curato gratuitamente a spese di quella collettività di cui poi non ha che disprezzo comportamentale.

Vorremmo avere il massimo di giustizia che questo Paese è in grado di dare, nella sua civiltà, ed anche le istituzioni dovrebbero volerlo sostenendoci apertamente e distinguendo così tra persone che s’impegnano per dare il meglio di sé in favore della comunità, e chi degli altri non ha alcuna considerazione, fino a valutare nulla la loro vita. Ed importa anche che i vizi di questi, come il consumo di droga, è certamente un modo diretto per finanziare l’economia criminale.

Ad oggi sono passati quasi tre mesi, e l’assassino: consumatore di droga ed alcool; di Davide: consumatore di musica classica, libri, teatro, è libero, ha goduto della primavera, godrà della prossima estate, potrà festeggiare compleanni, potrà riabilitarsi, forse avrà una famiglia, i suoi genitori potranno abbracciarlo.

Per Davide dobbiamo sperare che esista un’altra vita e che il Signore voglia tenerlo con sé (cosa per la quale preghiamo), mentre noi siamo morti che camminano, non sapendo per quale motivo svegliarci, dove volgere lo sguardo alla ricerca di un volto e di una voce di cui si sta perdendo anche il ricordo, cosa significhi il futuro se non dolore.

Ed in questi tre mesi nessuno delle istituzioni ha sentito il bisogno di chiamarci, di manifestarci un minimo di vicinanza.

Non sbagliano le istituzioni, ma gli uomini che le rappresentano possano sbagliare, ma amministrare significa anche rendere conto e vivere significa anche rendere conto a se stessi delle priorità umane che ci guidano.

Così abbiamo cari, finora, solo i volti di quei poliziotti che sulla strada dovevano svolgere il loro compito, non dimenticandosi che quel corpo martoriato era un figlio e il nostro strazio molto più vicino a quello di quella Donna che vide crocefisso il proprio figlio e non a quello di chi non riesce a chiudere un bilancio. Non potremo dimenticarli.

Se un giorno voi avrete bisogno, noi ci saremo.

Abbiamo fiducia e speranza nella Magistratura, ma questa interviene l’attimo dopo, anche se è paradossale che noi, genitori e fratelli di chi hanno ucciso, non dobbiamo neanche essere sentiti dalla giustizia. Interviene senza poterci dare indietro la vita di nostro figlio, fratello ed anche la nostra, e senza che possa sostituirsi ad altre istituzioni per dirci: – abbiamo fatto tutto quello che era in nostro potere per proteggere il vostro ragazzo.

Molti di voi, devono essere invece presenti nell’attimo prima ed è a voi che vorremmo porgere delle domande, ma quelle con i “perché” sono inutili e non portano più a niente.

Abbiamo, però altre domande alle quali vogliamo, da cittadini che pagano le tasse, cercano di rispettare le leggi, credono nello Stato, pur avendo guadagnato una famiglia distrutta, avere risposte, anche perché contiamo che esista ancora un senso di responsabilità verso tutti coloro che hanno diritto di vivere sereni e in sicurezza:

  1. quanti controlli di alcooltest e drogatest sono stati eseguiti in provincia di Bari nella notte tra il 20 e 21 febbraio 2016?
  2. quanti controlli di alcooltest e drogatest sono stati eseguiti in provincia di Bari dal 1 gennaio 2016 al 20 febbraio 2016?
  3. quanti controlli di alcooltest e drogatest sono stati eseguiti in provincia di Bari dopo il 21 febbraio 2016?
  4. quante pattuglie di Polizia Municipale, Polizia Stradale, Carabinieri, erano in servizio la notte tra il 20 e il 21 febbraio 2016 nel  barese?
  5. quante altre giovani vite sono morte per incidenti stradali in provincia di Bari dal 21 febbraio 2016 ad oggi?

Non pensiate che siamo persone da compatire per il loro stato o che vogliono trovare altri “responsabili” per quello che è accaduto a noi, per poterci consolare in un rancore allargato.

Vogliamo capire solo se le attività di repressione per condotte di vita e di guida delittuose, oltre che di sostegno a un importante settore dell’economia mafiosa e criminale, che noi consideriamo invece attività di prevenzione, siano sufficienti o, in caso contrario, quali siano i motivi e cosa fare per evitare dolori e solitudine del giorno dopo.

Noi abbiamo già sacrificato un figlio, possiamo almeno pretendere che si faccia il massimo per evitare che altri figli si perdano?

Fermarli, sanzionarli pesantemente con le multe previste dal codice della strada, non pensate che possa modificare i singoli comportamenti, scoraggiare abitudini diffuse e comunque apprezzate dai venditori di alcool e droga, evitando così morte e non solo delle vittime?

Malgrado il silenzio, speriamo non indifferente, sin qui mantenuto, crediamo, almeno, di aver diritto a delle risposte.

Davide non è più qui, Lui non ha finito, e noi non ci fermeremo.

Distinti saluti

Gianni, Maria Antonietta e Silvia D’Accolti

 

2961 Visite
pubblicit-assicurazione

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. Required fields are marked *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Close
Aiutaci a crescere!
Seguici per essere sempre il primo a sapere le notizie!