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La politica è cambiata e a Conversano le elezioni si avvicinano
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La politica è cambiata e a Conversano le elezioni si avvicinano

 Conversano – Non basta più assemblare liste civiche accanto ai partiti tradizionali per vincere le elezioni. Non è più sufficiente mettere insieme i collettori di consensi o più volgarmente chiamati portatori di voti, più o meno legittimamente riconosciuti, per avere la meglio in consultazioni comunali. E non esistono più le rendite di posizione e le eredità politiche. La politica sta cambiando e non c’è voto più politico che quello di protesta.
I risultati dei ballottaggi del 19 giugno hanno piantato una bandierina molto chiara e che dimostra come a vincere, in questa fase storica italiana, è stato il M5S, che si è presentato da solo alle elezioni con una proposta ben precisa e comunicata ai cittadini: basta con i disastri e basta con i privilegi che il governo riserva solo ad alcune categorie. E hanno pesato in quel voto le assurde proposte del governo sui mutui da fare per andare prima del tempo in pensione superando la scure della legge Fornero che ha colpito i lavoratori senza scalfire affatto le maxi pensioni, e la protezione per banche e assicurazioni a cui il governo di Renzi ha assicurato coperture contro quei cittadini che sono rimasti vittime di operazioni oscure e massoniche messe in piedi dagli istituti di credito di mezza Italia. Quando un governo protegge i più potenti (le banche e le assicurazioni) a scapito dei più deboli (i cittadini), i risultati che si raccolgono sono quelli delle urne venuti fuori domenica notte. E quando un governo non riesce a lanciare un solo piano per l’occupazione giovanile da legare ad una riforma della legge Fornero, non assolve al suo compito di innovatore e portatore di novità. Sembra che dall’agenda del governo Renzi il capitolo giovani sia stato stralciato e alla parola lavoro non corrisponda alcuna soluzione. Dove crede di andare un governo di questa natura? Perché anche armato di lanciafiamme il presidente Renzi dà la netta sensazione di colpire a vuoto. Il vuoto delle idee riempito solo con proclami e inutili minacce. A due anni dal suo abusivo insediamento, Renzi ha dimostrato appieno che non è un leader capace di governare e cambiare l’Italia. E laddove spaccia per cambiamento possibile la riforma costituzionale, viene fuori che si tratta di volgare propaganda. Per chiunque voglia approfondire la riforma costituzionale è pronta la sorpresa della vacuità di un pensiero “corto” legato alla demagogica abolizione del Senato della Repubblica che rimane, invece, in piedi formato da consiglieri regionali e sindaci. Una riforma che, quindi, non elimina il Senato ma vuole eliminare il voto ai cittadini per eleggere il Senato. Che di fatto rimane.
C’è una strana corsa nell’analizzare il voto al M5S come un consenso dato “a chi non sa governare” e “voglio vederlo alla prova” ecc… Sta di fatto che quel movimento oggi è un autorevole interlocutore dei cittadini. Per il quale votano interi ceti popolari non più rappresentati né dal PD né dalla destra.
Nella nostra Conversano è tempo di bilanci. Le consultazioni elettorali sono vicine (2018). Non è difficile ipotizzare che anche da noi si andranno assestando tre schieramenti. L’uno rappresentato dal M5S, l’altro dal cosiddetto centrosinistra e l’altro rappresentato dal sistema di potere imperniato sull’amministrazione comunale che ormai si avvia a terminare i suoi 10 anni di vita e a presentare un progetto in continuità.
Ci sono due dei tre schieramenti che hanno le idee chiare. Il M5S ha basato molto del suo impegno sulle questioni ambientali e dei rifiuti; il sistema dell’attuale amministrazione forte delle leve del comando baserà la sua richiesta di consensi sulla capacità della rete di relazioni che ha creato in dieci anni di esercizio capillare del potere. Rimane il centro sinistra a cui storicamente i cittadini chiedono novità di ogni tipo e tanta serietà. Dall’individuazione di interpreti bravi alla capacità di far sognare una comunità. Che non si fa più abbagliare dalle promesse ma premia solo chi dà la sensazione di credere in quello che dice. Nella nostra città, come in Italia, il mondo del centrosinistra ha bisogno di produrre politiche di sinistra. Che significano tornare a parlare con la gente che stenta e che ha bisogno di speranza e di azioni concrete. Che significano tornare in piazza e in periferia ad ascoltare tutti. Per ricreare una comunità e la voglia di stare insieme. Ma per far ciò c’è bisogno di lavoro e, come dice l’ex sindaco di Milano Pisapia, di tanto ma tanto ma tanto studio. Che non può essere rinviato agli ultimi due mesi prima delle elezioni.

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